Coronavirus e rete unica nazionale: perché sarebbe un triplo errore

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Aprile 2020 16:22 | Ultimo aggiornamento: 15 Aprile 2020 16:22
Coronavirus e rete unica nazionale: perché sarebbe un triplo errore

Coronavirus e rete unica nazionale: perché sarebbe un triplo errore (Foto Ansa)

ROMA – Con l’emergenza coronavirus in atto e milioni di italiani chiusi in casa, la fibra ottica e le linee internet domestiche sono ovviamente molto sollecitate tra smart working e altro.

C’è quindi chi sostiene che occorra una rete unica nazionale perché due infrastrutture sono uno spreco di risorse, perché le reti digitali potrebbero non reggere il sovraccarico legato all’emergenza, o ancora per questioni finanziarie.

Da qualche tempo si parla in Italia di rete unica nazionale, cioè di integrazione tra le reti di telecomunicazioni di TIM e Open Fiber. Niente di strano che ne parli la finanza, perché una grande aggregazione industriale in tempi di crisi sarebbe una vera manna per banche, avvocati e consulenti.

Che c’entra la rete unica con il Corona-virus?

Quella della reta unica sembrerebbe una soluzione sbagliata per tre ragioni. Quali? Ce le descrive Innocenzo Genna in un articolo pubblicato su Agenda Digitale. 

“Un primo argomento sembrerebbe quello – scrive Genna – evocato da alcuni sindacati, secondo cui in Italia, essendovi due reti nazionali d’accesso (Tim e Open Fiber) vi sarebbe stato “un notevole spreco di risorse”. Secondo il segretario dell’UilCom: “…è arrivato il momento di accelerare sulla realizzazione della rete unica, sia per motivi di efficienza del sistema delle Tlc sia economici, dato l’impatto che l’emergenza sanitaria avrà immancabilmente su produttività e occupazione”.

Spreco di risorse? Se si guarda alla storia del mercato italiano delle telecomunicazioni, semmai è vero il contrario. Mentre da tempo in Europa hanno proliferato le reti televisive via cavo, che hanno spesso agito come first mover nel mercato del broadband, l’Italia è l’unico paese europeo, assieme alla Grecia, a non avere mai avuto una rete alternativa a quella (in rame) dell’incumbent. Questa situazione di quasi-monopolio ha permesso per lungo tempo a Telecom Italia di controllare agevolmente il mercato, creando un disincentivo naturale all’ammodernamento della rete fissa”.

E il secondo argomento?

“Un secondo argomento – prosegue Genna nel suo articolo – sempre d’origine sindacale, a favore della rete unica imposta dall’emergenza Coronavirus sarebbe quello della “tenuta” delle reti in tempi emergenziali. È stato detto che “i fatti di queste settimane ci stanno chiaramente indicando come le reti di comunicazione e connettività siano davvero uno degli assi portanti di un Paese”.

“Orbene, per chi abbia letto i dati di traffico (in particolare quelli del RIPE-NCC, del BEREC e dei vari Internet Exchange Points italiani) emerge una verità del tutto diversa: la rete Internet italiana, pur sotto pressione a causa dell’incremento di tele-lavoro, tele-studio e streaming, ha tenuto piuttosto bene”.

“Vi sono stati fenomeni di congestione locali o temporanei, ma sopportabili e che non hanno messo in crisi il sistema telematico nel suo complesso. TIM, peraltro, ha annunciato di voler tornare a fare peering con gli altri operatori, rivelando così che la migliore soluzione per combattere l’incremento di traffico è quello di migliorare la cooperazione con le altre reti, non certo di unificarle”.

Infine il terzo punto.

Genna qui spiega: “Un ultimo argomento a favore della rete unica, alla luce dell’emergenza coronavirus, è quello finanziario: la recessione economica scatenata dalla pandemia richiede di tutelare le infrastrutture e le imprese di rilevanza nazionale che potrebbero trovarsi in difficoltà”.

“Tuttavia, anche in questo caso l’invocazione alla rete unica appare quanto mai inappropriata. A differenza di Alitalia, che si ritrova gli aerei a terra, le reti di telecomunicazioni viaggiano a pieno regime, poiché allo scoppio della pandemia gran parte del lavoro, dello studio e dell’entertainment nazionali si è spostato su di esse”.

“A voler essere un po’ cinici, l’emergenza coronavirus ha offerto una grossa opportunità al settore delle telecomunicazioni, incoraggiando gli utenti ad utilizzare meglio e di più connettività ed applicazioni, e perciò dando una formidabile spinta al mercato”.

“Gli operatori telecom hanno certo incontrato difficoltà nel breve periodo per vari motivi: sovraccarico di servizi, difficoltà ad organizzare le maestranze, penuria di pezzi di ricambio ecc; ma nel medio e lungo periodo la pandemia non può che risolversi in una crescita per il settore poiché, come si suole ripetere, anche al risolversi della crisi niente sarà più come prima e l’affermarsi di smart working e smart school, solo per fare alcuni esempi, diventeranno fatti irreversibili”.

“Non solo la connettività, ma molti altri mercati contigui, in particolare quelli del cloud, dei data center e delle varie applicazioni, conosceranno un formidabile sviluppo. Da tutto ciò possono derivare grandi crescita ed occupazione per l’Italia. Imprese ed istituzioni dovrebbero cogliere al volo le opportunità offerte dalla crisi, piuttosto che difendersi evocando il ritorno al passato”. (Fonte Agenda Digitale).