Corriere della Sera, sciopero. Siddi: giornalisti pagano crisi colpa dei padroni

Pubblicato il 15 settembre 2013 18:40 | Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2013 18:40

ROMA – I padroni del Corriere della Sera stanno facendo pagare ai giornalisti e a tutti i dipendenti un po’, come giusto, il prezzo della recessione che picchia duro sui giornali, ma soprattutto il prezzo del loro titanismo e del loro avventurismo internazionale, che portò al licenziamento di chi vi si opponeva e all’acquisto, a prezzi fuori da ogni logica, di testate in Spagna che oggi spingono il Gruppo Rizzoli Corriere della Sera in acque molto agitate.

C’è stato un aumento di capitale, che però copre solo in parte il fabbisogno finanziario del Gruppo. Altri soldi verranno dalle banche, altri dalla vendita del palazzo e anche i dipendenti sono chiamati a fare la loro parte, anche se alla fine sono solo colpevoli di avere approfittato della generosità dei padroni offerta senza quasi protestare.

I giornalisti del Corriere, che sono tra i più pagati d’Italia, non si sa quanto siano consapevoli del fatto che Corriere e Gazzetta dello Sport per anni hanno finanziato quasi tutto il resto del Gruppo, incluse attività tenute in vita come pezzi di Stato sociale. Certo non hanno scioperato di frequente per questioni di vile denaro, anche perché in passato lo sciopero gli è bastato minacciarlo per non avere poi bisogno di farlo.

Corriere della Sera, sciopero. Siddi: vendita di via Solferino non giustificata

Corriere della Sera, la sede di via Solferino a Milano è stata venduta

Ora hanno scioperato per la storica sede di via Solferino e non senza ragione: è stata venduta a prezzo di mercato e quindi poco a un fondo immobiiare e è stata presa in affitto dallo stesso Corriere a prezzo di mercato e quindi salato.

Con una lucida e dura nota, Franco Siddi, segretario della Federazione della Stampa, il sindacato unitario dei giornalisti, afferma:

‘Non ci sono perdite milionarie, in capo alla sola attività editoriale, che appaiano tali da giustificare la vendita di una sede di prestigio come quella del Corriere, simbolo di informazione nazionale autorevole e affidabile nel Paese e nel mondo”.

Prosegue Siddi:

”Non si possono imputare certo ai giornalisti le astronomiche perdite Rcs, che sta però facendo pagare a loro e a tutti i lavoratori costi altissimi, anche in termini di occupazione, massicciamente nell’area dei periodici e ora anche in quella dei quotidiani”.

Si dice, però, fa notare il segretario del sindacato dei giornalisti,

”che la vendita non determinerà il trasferimento della redazione (cosa comunque da registrare), perché sarà poi utilizzata da Rcs in affitto. Non è la stessa cosa. E non serve a salvare posti di lavoro in nessuna area del pianeta Rcs. Questo genere di operazioni serve anche poco per sanare i bilanci dell’azienda, malconci per altre cause”.

All’origine del documento di Siddi e del sindacato c’è

“lo sciopero dei giornalisti del Corriere della Sera, che ha determinato l’assenza del giornale nelle edicole e la sospensione degli aggiornamenti dell’edizione on line nella giornata di sabato”.

Lo sciopero, scrive Siddi, pone una questione rilevante non liquidabile come capriccio o come impuntatura su un preteso status symbol”.

L’anima di un giornale, riflette Siddi,

”è fatta di tante componenti e le sedi storiche rappresentano un valore per l’identità di un giornale e del suo marchio. Un edificio (i muri direbbe qualcuno sbrigativamente) vale assai in questo caso: vale sul piano patrimoniale per il pregio dell’immobile, per la collocazione nel contesto urbano di Milano e molto ancora perché in quello di via Solferino e San Marco vi è la sede storica della più prestigiosa testata italiana”. Si dice, però, fa notare il segretario del sindacato dei giornalisti, ”che la vendita non determinerà il trasferimento della redazione (cosa comunque da registrare), perché sarà poi utilizzata da Rcs in affitto. Non è la stessa cosa. E non serve a salvare posti di lavoro in nessuna area del pianeta Rcs. Questo genere di operazioni serve anche poco per sanare i bilanci dell’azienda, malconci per altre cause”.

Conclude Siddi:

”In ogni caso non possono più pagare oltre i giornalisti, motore centrale e insostituibile della “produzione” di informazione di qualità. La vendita di una sede di grande valore patrimoniale non appare operazione strategica di qualificazione di un nuovo corso operativo dell’azienda ed è una scelta che impoverisce la fiducia sul futuro. Una riflessione e un nuovo corso per rispondere alla crisi generale dell’editoria e agli effetti di azioni sbagliate del passato si impone. I colleghi del Corriere della Sera e tutti i giornalisti e lavoratori Rcs meritano, con i cittadini-lettori, un cambio di passo sia sulla linea del risanamento che, soprattutto, su un nuovo e solido indirizzo di sviluppo”.

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