Cyberbunker attacca Spamhaus.”Il più grande attacco informatico che può far crollare il web”

di Gianluca Pace
Pubblicato il 28 Marzo 2013 9:17 | Ultimo aggiornamento: 28 Marzo 2013 9:24
Cyberbunker attacca Spamhaus

Cyberbunker attacca Spamhaus

ROMA – “Lo spam può far crollare il web” (New York Times), “Il più grande attacco informatico della storia” (The Times). Cosa sta succedendo su Internet in queste ore? Come funziona il DDS? Spamhaus, no profit che compila l’elenco della lista nera dei pirati del web ha di recente aggiunto un sito, Cyberbunker. Il server olandese ha deciso allora di scatenare una vera e propria ‘guerra informatica’ contro Spamhaus. Un attacco informatico senza precedenti. Vittima dell’attacco anche Cloudfare, al quale si era rivolto Spamhaus nel tentativo di difendersi da Cyberbunker. Dopo i popolari attacchi di Anonymous dopo la chiusa di Megaupload – che qualcuno ribattezzò Prima Guerra Digitale – ecco un’altra guerra informatica a livello mondiale.

DDS – Attacco senza trincee, senza battaglioni, aerei o morti. L’attacco è digitale. Come funziona? Cyberbunker ha cominciato a inondare i server di Spamhaus con migliaia di DDS (Distributed denial of service), ovvero risposte a richieste false inviate dal sito che si vuole mettere in condizione di non più operare. Il funzionamento è semplice. Tanti contatti falsi sul sito in modo da congestionare il traffico e mandare in down lo stesso portale.

CYBERBUNKER – Cyberbunker è un’azienda olandese con sede all’interno di un bosco. La struttura che ospita i server è un vero e proprio bunker, inaccessibile e nascosto. Un bunker fatto costruire nel 1955 dalla Nato. E a questa azienda si affidano molti “imprenditori” del web per inviare spam a milioni di utenti internet in tutto il mondo.

“Si tratta di qualcosa di simile alle bombe nucleari – ha spiegato al Sydney Morning Herald Matthew Prince, amministratore delegato di Cloudflare –  Cyberbunker ha trovato l’appoggio di bande criminali in Russia e in Europa orientale per condurre l’assalto, che potenzialmente potrebbe arrivare a mettere in ginocchio anche banche e gli apparati dei governi attraverso il server Netflix, del quale si servono diverse strutture istituzionali”

“Abbiamo avuto picchi di 300 gigabit al secondo – ha dihiarato Steve Linford, amministratore delegato di Spamhaus – quando nel caso di attacchi alle banche siamo stati appena sui 50 gigabit al secondo. Se oggi decidessero di mettere le mirino Downing Street, un flusso del genere potrebbe tagliarla completamente fuori dalla rete”.