Diffamazione. Senatore Nitto Palma vuole 8mila euro da giornalista freelance

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Dicembre 2014 13:36 | Ultimo aggiornamento: 19 Dicembre 2014 13:36
Diffamazione. Senatore Nitto Palma vuole 8mila euro da giornalista freelance

Diffamazione. Senatore Nitto Palma vuole 8mila euro da giornalista freelance

ROMA – Diffamazione. Senatore Nitto Palma vuole 8mila euro da giornalista freelance. La querela con richiesta di 8mila euro di risarcimento da parte del senatore Nitto Palma nei confronti di un giornalista freelance del sito Blogo.it apre uno squarcio illuminante (e inquietante) sulla nuova legge contro la diffamazione a mezzo stampa in discussione in Parlamento.

Escluso per fortuna il carcere, resta tuttavia il potere di ricatto (e di minaccia alla libertà di stampa) a tutto danno in particolar modo dei nuovi attori dei mezzi di informazione digitalizzati, spesso precari e privi della tutela di un editore forte.

Attraverso il quotidiano La Repubblica possiamo ricostruire una vicenda a suo modo paradigmatica di ciò che ci aspetta. Andrea Signorelli, freelance e blogger, riferiva sul sito Blogo.it, erroneamente, che il senatore Francesco Nitto Palma, presidente della Commissione Giustizia al Senato, era stato processato per finanziamento pubblico ai partiti. Il sito Blogo ricostruisce così l’evoluzione della vicenda:

Nessuno ha chiesto la rettifica, Nitto Palma ha semplicemente querelato Andrea per diffamazione: era un suo diritto farlo, funziona così. Il pezzo è stato corretto dopo la querela, sono state fatte le scuse, si è spiegata la situazione. Nessuna linea difensiva è servita per far capire che si era trattato di un errore che può capitare a tutti e che bastava chiedere la rettifica perché si correggesse immediatamente. Così, per evitare di finire in tribunale, Andrea ha dovuto risarcire chi si riteneva danneggiato con 8.000 euro. Che, per un giornalista freelance, sono proprio tanti.

“Se va bene sei o sette mesi di stipendio”, sottolinea La Repubblica: a queste cifre, quanti potranno permettersi di rischiare ancora un articolo di giudiziaria? Quanti da soli si metteranno un bavaglio? Senza contare, nell’epoca di redazioni online ridotte all’osso e flessibili come papiri al vento, che su controllo fonti e correzione bozze lo standard qualitativo si abbassa enormemente. Debora Aru di Articolo 21 spiega bene la deriva attuale, la minaccia incombente:

La figura del freelance è ormai sempre più diffusa nelle redazioni e freelance vuol dire precario, vuol dire non avere alle spalle né uno stipendio fisso né la sicurezza di un editore che ti difenderà. Vuol dire lavorare ogni giorno sul filo del rasoio con la spada di Damocle della querela temeraria che penzola sulla testa.

E l’assenza di copertura economica che la condizione di freelance riserva può portare a questo: a scegliere di tacere piuttosto che rischiare minando così uno dei capisaldi di un qualsiasi Paese democratico: la libertà di stampa. Finché non si interverrà concretamente nel dibattito sulle querele e si troverà una formula che tuteli ambo le parti garantendo equità, non rimane che attivare la macchina della solidarietà e del mutuo soccorso per aiutare Andrea Signorelli.