DiMartedì quadriglia: Di Maio squaglia, Di Battista s’infila, Meloni si autoconvoca

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 novembre 2017 14:34 | Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2017 14:34
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Nella foto Ansa, Giovanni Floris, conduttore di DiMartedì

ROMA – DiMartedì quadriglia, la puntata prossima della trasmissione di Giovanni Floris sta diventando un comico danzare, un vengo anch’io, no tu no non privo di elementi grotteschi.

L’ultima in ordine di tempo ad autoconvocarsi è stata Giorgia Meloni leader di Fratelli d’Italia. Lo ha fatto, si è auto convocata al dibattito in studio con M5S, sulla base di due argomenti entrambi inoppugnabili. Il primo: se Di Maio vuole confrontarsi con chi conta e vince, allora-dice Meloni-eccoci qua, in Sicilia abbiamo vinto noi. Secondo: se Di Maio non vuole come competitor altri che candidati premier, allora eccomi qua: sono candidata premier anch’io.

Quest’ultima in realtà è una mezza verità, solo mezza. Formalmente Giorgia Meloni è candidata premier, di fatto non lo sarà mai perché Fratelli d’Italia è la terza ma più debole gamba del Destra-Centro o Centro-Destra rimesso in federazione vincente da Berlusconi. Il loro candidato premier vero e finale sarà Berlusconi stesso o uno che viene da Forza Italia o molto meno probabilmente dalla Lega di Salvini. Meloni avrà ministri, non premier. Una mezza verità, cioè quasi una mezza bugia. Però resta tutta e tutta intera l’intera verità che se vuol parlare con chi conta e vince, in Sicilia ha vinto il trio Berlusconi-Salvini-Meloni. Quindi Di Maio, se dice il vero, si confronti con uno dei tre.

Ma Di Maio non dice tutta la verità, solo la verità, tutta la verità quando dice che con Renzi in tv non ci vuole parlare più perché Renzi non comanda più. A determinare e consigliare il mi squaglio di Di Maio non solo la sua tradizionale e prudente ritrosia a situazioni non non si…vince facile (i mancati appuntamenti con Semprini e Santoro, il rifiuto di interviste vere, men che mai confronti a due) più probabilmente il venir meno di una scenografia e sceneggiatura immaginata per il DiMartedì dopo elezioni Sicilia. Di Maio forse aveva creduto a se stesso più che a ogni altra cosa e immaginato di portare da Floris a La7 un M5S fresco e forte di Cancelleri vittorioso e governatore. Così non è andata nonostante il buon risultato e forse Di Maio si è stizzito un po’.

E’ stato il primo passo della grottesca quadriglia. M5S annuncia: Di Maio non va ma va Alessandro Di Battista. Anzi non è proprio che va a confronto con Renzi, va a farsi intervistare a parte. Ma chi gliel’ha detto a Di Battista che Floris lo voleva intervistare, a parte? Floris infatti faceva sapere che Renzi restava, Renzi non si squagliava e che quindi a DiMartedì c’era Renzi e basta. Ma M5S si sa in La7 ha ammiratori e sponde e quindi insorgeva prepotente una par condicio fuori luogo e senza senso: il confronto a due facci a faccia diventava una settimana l’uno, la settimana dopo l’altro.

Con inevasa la domanda Meloni: se Berlusconi-Salvini-Meloni vince e arriva primo, perché questo mancato e fuggito e inseguito confronto strabico tra il secondo e il terzo?

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