Dino Boffo, Francesco Izzo rischia condanna. Accusa: passò dossier a Il Giornale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Dicembre 2014 14:05 | Ultimo aggiornamento: 19 Dicembre 2014 14:55
Dino Boffo, Francesco Izzo rischia condanna. Accusa: passò dossier a Il Giornale

Dino Boffo (foto Lapresse)

NAPOLI – Il caso Boffo è tornato nelle aule di Tribunale: il Mattino di Napoli ci racconta che il pm Gianfranco Scarfò ha chiesto una condanna a 3 anni per Francesco Izzo, il cancelliere della procura di Santa Maria Capua Vetere che, secondo l’accusa, avrebbe passato un dossier su Dino Boffo al Giornale nel 2009. La sentenza è prevista per aprile 2015.

Nel turbine del 2009, Dino B0ffo diventò una specie di martire dell’anti berlusconismo perché ad attaccarlo fu Vittorio Feltri sul Giornale dei Berlusconi e perché apparve che all’origine dell’attacco ci fosse il fatto che Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani allora diretto da Boffo, era tra i più rigorosi oppositori a Berlusconi, allora capo del Governo.

A complicare le cose ci fu la rumorosa marcia indietro dello stesso Feltri, il quale disse di essersi sbagliato e chiese scusa e la condanna inflitta a Feltri dall’Ordine dei giornalisti.

Il processo a Napoli apre però uno spiraglio inquietante perché sembra confermare che del materiale giudiziario efettivamente esistesse. In cosa consistesse nessuno lo sa e che sia stati usato in modo non lecito sembra acclarato.

Piccolo excursus: nel 2009 il Giornale pubblicò un articolo (leggi qua l’originale) in cui citava un’informativa che spiegava che Boffo (allora direttore di Avvenire) era stato attenzionato per aver molestato telefonicamente una donna sposata: per questo l’ex direttore, rinviato a giudizio, secondo il Giornale aveva poi patteggiato la pena. Nella stessa nota, sottolineò il Giornale, si spiegava che Boffo era già stato attenzionato per le sue frequentazioni omosessuali.

La questione suscitò un cataclisma politico-giornalistico, con vere e proprie fazioni che tifavano ora per duo Sallusti-Feltri, ora per Boffo. Addirittura la vicenda diede vita a un modo di dire, il “metodo Boffo“, che diventò di uso comune nel linguaggio dei politici, nei mesi e anni a seguire, come simbolo di attacchi ad avversari in cui le notizie, vere ma anche false, sono usati come manganelli. Nella sua accezione negativa, infatti, metodo Boffo vuole indicare un modus operandi utilizzato dai giornali nel tentativo di screditare un avversario a tutti i costi e utilizzando tutti i mezzi a propria disposizione. Fin qui, la storia.

Torniamo alla cronaca. A distanza di 5 anni, la procura di Napoli, ha chiesto una condanna alla presunta “talpa”, colui cioè che avrebbe fornito al Giornale il materiale che venne poi utilizzato contro Boffo.

Il Mattino racconta quanto avvenuto in tribunale, anche se purtroppo nessuno spiega bene in che cosa consistesse:

Davanti al giudice Paola Lombardi per circa un’ora il pm Scarfò ha ricostruito il «passaggio» di mano dei dati sensibili di Dino Boffo,già direttore del quotidiano «Avvenire», al quotidiano «Il Giornale» che poi pubblicò nel 2009 un articolo in cui si elencavano problemi giudiziari di Boffo, accusato in passato di molestie telefoniche ad una donna.

In sostanza, un cancelliere di Piedimonte è accusato dalla Dda di aver eseguito un accesso abusivo nella banca dati del casellario giudiziario della procura di Santa Maria per cercare i dati di presunti precedenti penali di Dino Boffo.

Il Ministro dell’Interno smentì l’ipotesi di una qualsiasi forma di «schedatura» da parte della polizia nei confronti di Boffo. In aula, nel corso del processo, sono stati ascoltati testimoni dell’accusa e della difesa, periti di parte e nominati dal giudice, ma nel luglio scorso era stata rigettata la richiesta di una ulteriore perizia avanzata della difesa di Francesco Izzo, di eseguire un accertamento peritale per verificare se l’accesso abusivo fosse stato compiuto da un altro cancelliere utilizzando la sua postazione.