Diritto all’oblio, la differenza tra Europa e Stati Uniti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 marzo 2018 7:20 | Ultimo aggiornamento: 2 marzo 2018 23:55
Diritto all'oblio

Diritto all’oblio, la differenza tra Europa e Stati Uniti

ROMA – In Europa, Google è stata inondata di 2.4 milioni di richieste da parte di privati e aziende che vogliono essere “dimenticati”, ovvero sparire da qualsiasi ricerca sul Web.

La maggior parte proveniva da gente comune che chiedeva di rimuovere informazioni sensibili, ad esempio l’indirizzo dell’abitazione o foto o video personali, come affermato dalla società nel rapporto annuale sulla trasparenza.

Ma tra gli altri che vogliono beneficiare della legge sul “diritto all’oblio” del 2014, ci sono state 41.213 richieste da parte di celebrità e 33.937 di politici, ha detto Google nel report.

La legge, emanata dall’Unione Europea nel maggio 2014, richiede a Google e ad altri motori di ricerca di eliminare le informazioni qualora la richiesta sia per validi motivi.

Gli americani non hanno la possibilità di chiedere ai motori di ricerca di eliminare il loro nome dai risultati di ricerca.

In Europa, i risultati che possono essere rimossi devono essere considerati dal personale del motore di ricerca come “imprecisi, inadeguati, irrilevanti o eccessivi” e devono essere determinati a non generare un interesse pubblico significativo.

Le 2.437.271 richieste ricevute da Google coprono il periodo dal quale la legge è entrata in vigore fino a dicembre 2017.

Google ha dichiarato di aver trattato 2,08 milioni di richieste e che il 43%, o circa 900.000, sono state ritenute valide e depennate.

La legge sul diritto all’oblio si è talmente diffusa al punto che sembra siano saltati fuori studi legali e servizi di gestione della reputazione che aiutano a fare le richieste. Circa 1.000 persone, hanno rappresentato 360.000, o il 15%, di tutte le richieste, ha affermato Google.

Nonostante la diffusione, le richieste stanno rallentando. Google ha rilevato che il 39,7% delle richieste di cancellazione è stato effettuato nel primo anno, il 24,9% nel secondo e il 22% nel terzo.

Circa un terzo riguardava la rimozione di informazioni personali dai social media e directory, mentre un quinto la rimozione della storia giudiziaria del richiedente.