Diritto all’oblio: Renato Vallanzasca fa litigare Google e Wikipedia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Agosto 2014 7:02 | Ultimo aggiornamento: 8 Agosto 2014 19:30
Diritto all'oblio: Renato Vallanzasca fa litigare Google e Wikipedia

La voce “Renato Vallanzasca” su Wikipedia

ROMA – Diritto all’oblio: Renato Vallanzasca fa litigare Google e Wikipedia. Una richiesta di rimozione dal motore di ricerca, delle 90 mila che Google ha ricevuto dopo la sentenza della Corte di giustizia europea che garantisce il diritto all’oblio, riguarda proprio il famoso bandito Vallanzasca.

La richiesta non proviene dal “bel Renè” ma da una persona che non vuole che il suo nome sia legato a quello del bandito, così come succede quando si digita su Google “Renato Vallanzasca” e “Banda della Comasina”: compaiono per prime le voci di Wikipedia dedicate alla biografia del famoso rapinatore milanese e alla storia della sua Banda.

Così, oltre a quelle su Vallanzasca e sulla sua banda, Google ha dovuto oscurare altre 50 voci di Wikipedia. Le notifiche dei link non più raggiungibili che Google ha inviato a Wikipedia sono state pubblicate sul sito della Wikimedia Foundation, riporta Luca de Vito su Repubblica:

“Quarantasei appartengono alla Wikipedia olandese: tra queste compare più volte il nome del giocatore di scacchi Guido den Broeder, una riguarda la voce in inglese su Gerry Hutch, irlandese incarcerato negli anni 80, mentre una pagina rimanda a una fotografia del musicista Tom Carstairs che suona la chitarra. Due segnalazioni riguardano anche pagine italiane: quella del gangster milanese Renato Vallanzasca e quella della sua banda, la banda della Comasina.
Come spiegato nelle notifiche, la decisione di Google non ha comportato la scomparsa di queste pagine dal motore di ricerca: i cinquanta link sono “oscurati” solo quando l’utente inserisce il nome della persona che ha chiesto la rimozione. Le voci wikipediane, infatti, rimangono vive e vegete oltre ad essere ancora raggiungibili tramite il motore di ricerca, ad esempio utilizzando altre parole chiave che non contengano il nome di chi non vuole più essere associato alla storia, nella fattispecie, del bandito. Nel caso italiano, a inviare la richiesta non è stato Vallanzasca (così hanno spiegato i suoi avvocati, e in effetti digitando il nome del gangster il primo risultato è proprio quello di Wikipedia), ma più probabilmente qualcuno che non vuole essere associato alle vicende di quegli anni. Sul nome, però, da Google mantengono il più stretto riserbo, anche perché altrimenti sarebbe violato il diritti alla privacy dell’individuo secondo la decisione della Corte”.

Wikipedia lancia l’allarme e critica il diritto all’oblio:

«I risultati di ricerca accurati stanno scomparendo dall’Europa — ha dichiarato Lila Tretikov, informatica di origini russe e direttore esecutivo della fondazione — senza nessuna spiegazione pubblica, nessuna prova reale, nessun controllo giurisdizionale e nessun processo d’appello. Il risultato è un luogo in cui le informazioni scomode semplicemente scompaiono». Parole a cui ha fatto eco Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, durante la conferenza annuale Wikimania che si è svolta a Londra: «La storia è un diritto umano. Io sto sotto i riflettori da un bel po’ di tempo, alcune persone dicono di me cose belle e altre cose brutte. Ma questa è storia e non userei mai un procedimento legale come questo per cercare di nascondere la verità. Credo che ciò sia profondamente immorale».

Del resto anche David Drummond, capo degli avvocati di Google, aveva fatto sapere di non essere per niente in linea con la sentenza della Corte europea:

«Non siamo d’accordo con la sentenza, è un po’ come dire che un libro può stare in una biblioteca, ma non può essere incluso nel suo catalogo. Ovviamente, però, rispettiamo l’autorità della Corte e facciamo del nostro meglio per attenerci alle sue decisioni».