Diritto d’autore, legge europea: se ne parla in Senato, promotori Gasparri e Quagliariello

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 novembre 2018 10:56 | Ultimo aggiornamento: 25 novembre 2018 10:56
Diritto d'autore, legge europea: se ne parla in Senato, promotore Gasparri (nella foto)

Diritto d’autore, legge europea: se ne parla in Senato, promotore Gasparri

Diritto d’autore, iniziativa in difesa di giornali, musica, cinema, TV “derubati dalla rete”. Si parlerà di diritto d’autore all’incontro intitolato “La proprietà è un furto?  – Come si abolisce il diritto d’autore e si saccheggiano i contenuti al tempo della rete” che si terrà mercoledì 28 novembre alle ore 16.30, a Roma, nella sala Capitolare del Senato della Repubblica in Piazza della Minerva 38.

“Una iniziativa in difesa di giornali musica, cinema TV derubati dalla rete, spiega il senatore Maurizio Gasparri,  promotore della iniziativa, voluta dalle Fondazioni Italia Protagonista e Magna Carta”.

Un tema sempre molto dibattuto, ancora di più a distanza di pochi mesi dall’approvazione, il 12 settembre, della proposta di riforma del Copyrightcon il voto del Parlamento Europeo dall’aula di  Strasburgo e in attesa del testo legislativo finale che dovrebbe arrivare entro la fine della legislatura europea a maggio del 2019.

Una riforma resasi necessaria per proteggere autori e contenuti e  adattare la legislazione sul copyright dell’UE all’ambiente digitale.

“È noto il saccheggio di contenuti editoriali, musicali, audiovisivi e di ogni genere che viene compiuto soprattutto attraverso la rete” – hanno spiegatoMaurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, promotori dell’iniziativa con le loro Fondazioni.

“La digitalizzazione offre grandi opportunità, ma favorisce anche gravi violazioni. Crescono e dilagano autentici potentati, definiti Over the top, che dominano la scena, accumulano profitti, mettono in ginocchio il mondo editoriale e dell’audiovisivo. Una questione che non riguarda soltanto il nostro Paese, dove è vivo il dibattito politico, ma anche il Parlamento Europeo dove si è condotta una vera e propria battaglia a difesa del copyright”,  hanno continuato.

Tra i relatori ci saranno i presidenti della Siae Mogol (Giulio Rapetti), della Rai Marcello FoaFedele Confalonieri di MediasetFrancesco Rutelli dell’AnicaAndrea Riffeser Monti della Fieg, di Confindustria digitale Elio Catania, oltre al contributo di rappresentanti del giornalismo, della cultura e dello spettacolo perché 

“Riteniamo quindi necessario attivare una campagna che coinvolga diversi mondi: quello dell’editoria, dell’audiovisivo (delle televisioni e non solo), quello della musica e quello del cinema. Un momento di confronto dal quale siamo certi potranno uscire le linee guida da condividere con tutte le realtà che insieme a noi vorranno proseguire questo percorso di difesa della creatività, dell’arte e della letteratura del nostro Paese”, hanno spiegato.

Due mesi dopo il voto di luglio, finito con un rinvio, il 12 settembre il Parlamento Europeo ha adottato la sua proposta di riforma del copyright con 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astensioni. Il monito della Commissione Ue in vista del voto era stato chiaro: “Ora o mai più”. Perché  non ci sarebbero più stati i tempi tecnici per adottarla entro la fine del mandato di questo Europarlamento, lo status quo avrebbe continuato a beneficiare giganti come Facebook Google, che avrebbero continuato a lucrare su autori, creatori, artisti, giornalisti e stampa senza riconoscere loro il giusto compenso. 

La mancata approvazione avrebbe potuto sancire la morte della riforma.  Nella plenaria di settembre, chiamata a votare un testo che, con i suoi 252 emendamenti propone diversi cambiamenti rispetto a luglio, gli eurodeputati hanno approvato alcune modifiche proposte dal relatore Axel Voss agli articoli 11 e 13 della proposta di direttiva sul copyright, che erano stati contestati in una campagna a favore della libertà di Internet. Tuttavia, per il testo legislativo finale e il via libera definitivo, si dovrà attendere l’esito dei negoziati tra Parlamento, Commissione e Consiglio dei Ministri, tutto entro la scadenza di maggio 2019.