Diritto d’autore. Mauro Masi avverte: anche gli Isp sono responsabili

Pubblicato il 2 Dicembre 2013 6:49 | Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre 2013 23:19
Diritto d'autore. Mauro Masi avverte: anche gli Isp sono responsabili

Mauro Masi

Gli stati membri della Unione europea “debbono assicurare che un Internet service provider (Isp) possa essere obbligato a bloccare ai suoi clienti l’accesso a un sito internet che viola le leggi vigenti, in particolare il diritto d’autore“.

La notizia è piuttosto importante e la dà Mauro Masi, che è anche delegato italiano alla proprietà intellettuale, nella rubrica che tiene su Italia Oggi in tema di mass media.

La sentenza, scrive Mauro Masi, nasce da un ricorso della  Suprema corte austriaca che chiedeva se

«anche il provider che si limiti a procurare agli utenti l’accesso a internet di un sito internet illegale, debba essere considerato un intermediario nel caso in cui i suoi servizi siano utilizzati da un terzo – quale gestore di un sito internet illegittimo – per la violazione di un diritto d’autore di modo che anch’esso possa essere assoggettato a un provvedimento inibitorio».

Spiega Mauro Masi:

“La vertenza era nata in Austria tra le società di produzione cinematografica Costantin Film e Wega Filmproduktion da un lato, e il provider Upc TeleKabel Wien (il secondo provider austriaco) dall’altro, accusato di procurare accessi al sito Kino.to che permetteva lo streaming e il downloading illegale di prodotti editoriali i cui diritti erano”

delle due case di produzioni. Il provider,

“richiamando anche la normativa europea”

sosteneva la propria neutralità e quindi

“l’irresponsabilità giuridica (sia soggettiva sia oggettiva) degli Internet service provider.

Ha prevalso la tesi

“che la normativa comunitaria ammette pienamente l’assoggettabilità degli internet service provider (come quella di qualunque altro intermediario) a provvedimenti inibitori qualora l’intermediazione sia rivolta verso siti che violano le norme vigenti”.

Sentenzia Mauro Masi  che

“la pronuncia della Corte europea nella sua chiarezza, coerenza con le norme e, direi, nella sua didascalità costituisce un precedente importantissimo e, si spera, un punto di svolta.

“In realtà, solo l’arroganza del mondo della comunicazione più legato alle aziende «over the top» e ai grandi Isp può aver sostenuto (in spregio ai criteri più elementari del diritto) che esiste una neutralità assoluta degli internet provider qualunque sia il contenuto dei siti cui viene assicurato l’accesso quand’anche questi ultimi siano palesemente illegali: dalla violazione del diritto d’autore, fino ai cyberbulli, giù fino alla pedofilia.

“Ma, per fortuna, esiste un giudice a Berlino e, a volte, anche a Bruxelles”.