Editoria italiana, la crisi si aggrava: bilanci 2019 e trimestrali di Rcs, Gedi, Caltagirone, Riffeser

di Sergio Carli
Pubblicato il 22 Maggio 2020 12:25 | Ultimo aggiornamento: 22 Maggio 2020 13:09

Editoria italiana, la lunga via crucis continua. E il peggio deve ancora arrivare. Se il Governo non interverrà in modo pesante e concreto, saranno guai.

C’è solo un modo per aiutare la editoria italiani senza discriminazioni. Intervenendo sul costo del lavoro. Come? riducendo i contributi. Come?

Come aiutare l’editoria italiana?

Fornendo all’Istituto di previdenza dei giornalisti, Inpgi, la liquidità sufficiente per assorbire la contribuzione “fiscalizzata”. E anche per finanziare la gestione delle crisi aziendali. Facendo quindi dell’Inpgi il perno del sostegno ai giornali e quindi della editoria..

È l’unica strada che non disperda in una nebulosa i soldi pubblici, non ne distolga l’uso dalla finalità principale, non sia esposta a critiche, vere o presunte, da Bruxelles.

I bilanci dei giornali fanno piangere. Abbiamo visto quelli di 4 gruppi editori di quotidiani e di uno che è uscito dal business delle notizie. Fa eccezione il Corriere della Sera, giornale di una delle regioni più ricche in Europa. E che comunque è in forte declino. Con i risultati del primo trimestre del 2020 che preludono al peggio.

Effetto coronavirus sulla editoria italiana

L’impatto del coronavirus è stato pesante per tutti, anche per i più grossi. Il gruppo Rcs è editore della Gazzetta dello Sport, il principale quotidiano sportivo italiano. La sospensione del campionato ne ha dimezzato le vendite.

Complessivamente. i ricavi di Rcs sono crollati di 35 milioni in un trimestre. Da 206 a 171 milioni. Di conseguenza Mol e Ebit, rispettivamente da 22,6 a 0,3 milioni e da 9,9 a – 11,8. Praticamente il calo dei ricavi si è riflesso per due terzi sui margini.

Se è per questo, con il gruppo Gedi (Repubblica e una decina di altri fra cu la Stampa), si va di male in peggio.

Su un fatturato che è due terzi quello di Rcs, il calo  stato da 145 a 130 milioni, quello del Mol da 8,4 a – 0,3 milioni, dell’Ebit da 1,5 a – 8,1 milioni.

È stata una lunga agonia. Nelle tabelle qua sotto (3 per ragioni di leggibilità) c’è la storia degli ultimi undici anni di bilanci dei tre più grossi gruppi della editoria italiana, Mondadori, Rcs e Gedi. Aggiungo i dati salienti di Caltagirone editore (4 testate) e di Poligrafici (2 testate), per completare il quadro.

Un quadro rappresentativo delle 20 maggiori testate

Per Caltagirone, il calo dei ricavi è stato da 144 milioni nel 2018 a 136 nel 2019. Il mol è migliorato lievemente, da poco meno di un milione a 2 milioni e mezzo, una miseria. L’ebit è in profondo rosso. Da 17 a 46 milioni.

Per l’editore di Nazione e Resto del Carlino i conti sono stati questi. Ricavi da 159 milioni nel 2018 a 152 nel 2019. Ebit (o risultato operativo, che include ammortamenti e svalutazioni) da 1 milione negativo a quasi 8 milioni negativi.

Tre leader della editoria a confronto

Mondadori non possiede quotidiani ma è leader nei periodici e, da quando ha comprato i libri della Rizzoli, anche nei libri.

A Rcs e Gedi appartengono i due primi quotidiani italiani, il Corriere della Sera e la Repubblica. I due giornali sono in competizione da quando Repubblica fu stampata la prima volta, nel 1976.

Rcs è stato ed è il primo gruppo per fatturato. Gedi lo è stato per redditività. Ora Rcs lo è per  fatturato e anche per redditività. Dopo un periodo travagliato collegato anche con una troppo costosa acquisizione in terra di Spagna.

Ora l’effetto coronavirus mette in discussione tutto.

Sui conti di Gedi pesa il calo delle vendite di Repubblica, ridotte a un terzo di quelle di 10 anni fa. E in continua discesa. Dato il peso di Repubblica sui conti del Gruppo (quasi la metà del fatturato), i risultati di Gedi sono quasi un miracolo.

Arriva Cairo alla Rcs

Il ritorno all’utile ha coinciso con l’ingresso di Urbano Cairo, ora azionista di controllo, presidente e amministratore delegato, nel consiglio di amministrazione di Rcs.

Nel senso che proprio in quel giorno è stato approvato il bilancio che portava a casa i frutti del lavoro di Pietro Scott Jovane negli anni precedenti.

Come talvolta accade nella vita, nessuno sembra intenzionato a riconoscergli i meriti. Ma nessuno mi toglie dalla testa che i risultati di oggi siano frutto, almeno in larga misura, della pulizia fatta da Scott Jovine.

Per anni sulle spalle del Corriere si erano accumulate iniziative sbagliate, testate decotte. Nonché l’errore di pubblicare un magazine femminile allegato al quotidiano, affidandone la raccolta pubblicitaria proprio allo stesso Cairo.

E questo nonostante il fatto che la Rizzoli e il Corriere nei loro carnet di testate alcune fra le più blasonate riviste dedicate alle donne.

Ora la Rcs è una azienda snella, che ruota attorno al primo quotidiano d’Italia, diffuso in una delle aree più ricche d’Europa.

E al primo quotidiano sportivo, sul quale da oltre cent’anni è stata costruita una macchina organizzativa (ricordate il Giro d’Italia o, proprio il 19 marzo, la Milano-Sanremo).

Una spinta prodigiosa

Ad essa il nuovo editore, Cairo, ha saputo imprimere una spinta prodigiosa. 

Cairo si era fatto precedere dalla fama di grande risparmiatore ma in realtà è soprattutto è un grandissimo venditore. Appena un pelo sotto il suo grande maestro Berlusconi.

Così ha saputo imprimere all’azienda una forte propulsione di crescita e di sviluppo.

Per capire meglio i numeri di Cairo, ho calcolato i risultati del suo gruppo senza l’apporto del Corriere. Ne resta una azienda editoriale di tutto rispetto, ma di serie B. 

Con risultati abbastanza statici. Di questi tempi è un miracolo, certo, ma parliamo del pelo dell’acqua.

Vediamo i dati del gruppo Cairo Editore senza Corriere della Sera:

2017: Ricavi: 218 milioni; mol (ebtda): 20,4; risultato operativo (ebit): 7.

2018: Ricavi: 254 milioni; mol (ebtda): 19; risultato operativo (ebit): 6.

2019: Ricavi: 243 milioni; mol (ebtda): 20; risultato operativo (ebit): 2,5.

La parola all’ebit

I numeri dei ricavi può capirli solo un analista certificato. Sono infatti cambiati, negli ultimi anni, i criteri contabili generali. Ma i numeri di ebitda e ebit parlano chiaro.

Questo vale anche per gli altri editori. Per questo, nelle tabelle qua sotto, ho cercato di fare del mio meglio per rappresentare ordini di grandezza e trend.

Ho messo in fila, per i tre gruppi e per gli anni dal 2008 al 2018, i dati di fatturato e mol consolidati. E il rapporto percentuale che li lega, quello che gli analisti chiamano ebtda margin.

Il mol è un dato rozzo, perché è il risultato dei ricavi cui sono stati sottratti i costi di competenza di quei ricavi, senza ammortamenti, imposte, tasse e altre politiche di bilancio.

Rappresenta il risultato della gestione aziendale allo stato puro.

Crollo dell’Ebit: per capire dove si sta andando 

 Per capire però dove si sta andando, sarà bene, per gli ultimi 2 anni, aggiungere anche l’Ebit. Lo abbiamo visto per Cairo senza Corriere, vediamo per gli altri. L’Ebit o risultato operativo, include anche l’effetto di ammortamenti e svalutazioni. E l’effetto può essere pesante, come si vede nel caso di Gedi.

Gedi presenta un ebit 33,1 milioni per il 2018 e di 27,5 milioni per il 2019. Questo prima dell’effetto delle svalutazioni imposte dalle regole contabili, a causa del diminuito valore delle testate dei giornali. Ecco il risultato operativo dopo le svalutazioni: – 11,1 per il 2018, – 129,6 per il 2019-

Rcs: 2018: ebit 115,5; 2019: ebit 102,5. Un brusco calo di 13 milioni.

Mondadori: 2018: ebit 56,3; 2019: ebit: 62,3 .

Mondadori ha ridotto la presenza nella carta stampata. Ha ceduto persino l’ammiraglia (una volta, ormai era una motovedetta) Panorama. Gode a pieno dell’apporto dei libri della Rizzoli. Ernesto Mauri ha riposizionato l’azienda, con un ottimo risultato. Ma Mondadori e Gedi (e anche Rizzoli) ormai c’è ben poco in comune.

Le tabelle sono tre, per ragioni di leggibilità su Android.

Editoria a testa alta

Sono stati per tutti 11 anni difficili. C’è chi ne è uscito meglio e chi peggio. Alla fine i migliori ne sono usciti tutti a testa alta.

  2008 2009 2010 2011
Mondadori ricavi  1819  1540 1558  1510 
Mol 249 106  140 130
Margine 13,7% 6,9% 8,9% 8,6%
Rcs ricavi 2659  2206  2255  1860 
Mol 247 36 198  142 
Margine 9,3%    1,6%  8,8%  7,6%
Gedi ricavi 1026  887  885 890 
Mol 143 106 147 157
Margine 13,9% 11,9% 16,6% 17,6%

 

  2012 2013 2014 2015
Mondadori ricavi 1416 1275 1169 1123
Mol 66,5 (13) 72 81,6
Margine 4,6% —- 6% 7%
Rcs ricavi 1513 1314  1065 1032
Mol (8,8) (83,4) 28 16,4
Margine —- —- 2,6% 1,5%
Gedi ricavi 813 689  643 605
Mol 102 55 60 48
Margine 12,5% 8% 9% 8%

 

  2016 2017 2018 2019
Mondadori ricavi 1263 1268 891 884,9
Mol 94 101 77,5 102,9
Margine 7% 7,9% 8,7% 11,6%
Ebit 60  60,4  56,3 62,3
Margine 4,8% 6,2% 6,3% 7%
Rcs ricavi 968 896 975 924
Mol 90 138 155 153
Margine 9,3% 15,5% 15,9% 16,5%
Ebit 35 95,6 115,5 102,5
Margine 3,6% 10,7% 11,8% 11%
Gedi ricavi 585 634 649  603
Mol 44 53 33 34
Margine 7,5% 8,4% 5%  5%
Ebit 22,4 634    33,1 27,5
Margine 3,8%  4,6% 5% 4,6%
Ebit contabile —- —- – 11,1  -129,6