Emilio Randacio è morto. Cronista di giudiziaria, lavorò a Repubblica e alla Stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Febbraio 2019 8:48 | Ultimo aggiornamento: 14 Febbraio 2019 8:48
Emilio Randacio è morto. Cronista di giudiziaria, lavorò a Repubblica e alla Stampa

Emilio Randacio è morto. Cronista di giudiziaria, lavorò a Repubblica e alla Stampa (foto da Facebook)

MILANO  – E’ morto nella notte tra martedì e mercoledì 13 febbraio Emilio Randacio, cronista di giudiziaria del quotidiano La Stampa. Avrebbe compiuto 50 anni a marzo. A trovarlo nella sua casa di Milano sono stati i vigili del fuoco, allertati dai colleghi che lo attendevano al lavoro ma che da martedì sera non avevano avuto sue notizie. Ignote al momento le cause della morte. 

Originario di Albisola (Savona), Randacio da molti anni lavorava al Palazzo di Giustizia a Milano inizialmente per La Voce di Indro Montanelli, poi per Avvenire e per Repubblica prima di passare a La Stampa, aveva seguito i casi più importanti della cronaca giudiziaria italiana e aveva scritto nel 2008 un libro intitolato ‘Una vita da spia’.

“Emilio Randacio, uno di noi”: comincia così il post pubblicato dalla Camera Penale di Milano sulla propria pagina Facebook per ricordare Randacio. “Emilio era, prima di tutto, un amico, una persona con la quale siamo cresciuti, giovane cronista giudiziario lui, giovani praticanti avvocati noi. Con il tempo la diversità delle nostre professioni non ci ha mai impedito di mantenere vivo questo rapporto, sempre pronto, come era, alla battuta, allo scherzo, ma sempre nel rispetto dei nostri diversi lavori, anche quando non eravamo d’accordo”. “E’ stato un compagno di vita, quello – continua il post – con cui prendere un caffè la mattina, prima di iniziare la giornata o a cui telefonare, la sera, per avere la conferma di qualche notizia, o quello a cui rivolgersi per ricordare alcuni processi storici da tramandare ai giovani avvocati. La notizia della sua scomparsa ci lascia attoniti. Se ne è andato uno di noi. Sarai sempre nei nostri cuori”.