Facebook accusato dal Dipartimento per la Casa degli Usa: “Vende spot in base a razza”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 marzo 2019 7:56 | Ultimo aggiornamento: 29 marzo 2019 7:00
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Facebook accusato dal Dipartimento per la Casa degli Usa: “Vende spot in base a razza”

ROMA – Nuovi guai per Facebook. L’amministrazione Trump l’accusa di discriminare nelle pubblicità immobiliari in base alla razza, la religione e le origini. Una condotta – denuncia il Dipartimento per la Casa e lo Sviluppo Urbano (HUB) – in violazione della legge. Per Facebook si tratta di un nuovo schiaffo e di un nuovo scandalo, che va ad aggiungersi a quello dei dati di Cambridge Analytica e alle varie grane sulla privacy. L’accusa americana è chiara: Facebook discrimina limitando chi può accedere alle inserzioni immobiliari sulla sua piattaforma e su internet grazie ai dati sugli utenti di cui è in possesso. Un’accusa che alimenta il dibattito sul social media di Mark Zuckerberg, sulla sua forza e sulla possibilità che sia diventato un colosso troppo grande da gestire e regolamentare.

“Fb sta discriminando – afferma Ben Carson, segretario per lo Sviluppo Urbano -, usare un computer per limitare le scelte immobiliari discrimina come sbattere la porta in faccia a qualcuno”. Le accuse presentate sono civili e non penali, e il Dipartimento prevede che saranno ascoltate da un giudice amministrativo o da un giudice distrettuale. Nel caso in cui venisse stabilita un’eventuale colpevolezza di Facebook, starà al giudice determinare danni e multe.

Facebook sembra colta di sorpresa dall’affondo dell’amministrazione dato che nelle settimane scorse ha rimosso la possibilità per gli inserzionisti di pubblicità mirate per l’immobiliare, il credito e il lavoro in base all’età, al genere, al codice di avviamento postale e altre categorie che potevano essere considerate discriminatorie. “Siamo sorpresi dalla decisione del Dipartimento per lo Sviluppo Urbano in quanto abbiamo lavorato con loro per affrontare e risolvere i timori sollevati e abbiamo assunto misure significative per prevenire”, la discriminazione nelle pubblicità, afferma Facebook, sottolineando come le discussioni e le trattative con il Dipartimento su questo fronte si sono interrotte in seguito alla richiesta delle autorità di accedere a troppe informazioni degli utenti ”senza adeguate salvaguardie”. “Siamo delusi dagli sviluppi, ma – aggiunge Facebook – continueremo a lavorare con gli esperti di diritti civili su questi temi”. (fonte ANSA)