Facebook sotto accusa. Nyt: “Pagò analisti repubblicani per screditare George Soros”

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 novembre 2018 22:38 | Ultimo aggiornamento: 15 novembre 2018 22:38
Facebook sotto accusa. Nyt: "Pagò analisti repubblicani per screditare George Soros"

Facebook sotto accusa. Nyt: “Pagò analisti repubblicani per screditare George Soros”

WASHINGTON – Nuova tegola per Facebook dopo lo scandalo Cambridge Analytica, la violazione dei profili degli utenti e le interferenze di Mosca nelle elezioni. Un’indagine del New York Times rivela che il social media avrebbe assoldato una società per screditare il miliardario guru della finanza George Soros, 88 anni, che non ha mai risparmiato critiche al colosso del web.

“Facebook ha impiegato una società di analisi di orientamento repubblicano, la Definers Public Affairs, per screditare i manifestanti attivisti, in parte collegandoli al finanziere George Soros”, denuncia il Nyt che ha sentito decine di dipendenti, ex dipendenti, politici e altre fonti informate. 

La Definers ha pubblicato contenuti di propaganda sulla piattaforma NtkNetwork.com, spesso rilanciata dal sito di estrema destra Breitbart, di cui l’ex capo stratega del presidente Donald Trump, Steve Bannon, è stato presidente esecutivo.

La Definers, rimarca il quotidiano della Grande Mela, ha diffuso un report che insinuava collegamenti “tra un ampio movimento anti Facebook” e Soros, già vittima di attacchi anti-semiti e di teorie del complotto. L’apice sarebbe stato raggiunto alla vigilia delle elezioni Usa di metà mandato che si sono celebrate lo scorso 6 novembre, quando perfino Trump è arrivato ad accusare Soros di finanziare le carovane di migranti pronte ad ‘invadere’ gli Usa.  

Commentando la ricostruzione del New York Times, la fondazione del finanziere ha accusato Facebook di sabotare i valori della democrazia in una lettera aperta a Sheryl Sandberg, direttrice Operativa di Menlo Park.

“Le Open Society Foundations e una vasta gamma di organizzazioni della società civile negli ultimi tre anni sono state prese di mira da campagne di disinformazione in tutto il mondo. Queste hanno spesso assunto la forma di attacchi su larga scala in rete, effettuati da entità ostili alla libertà di espressione, ai diritti umani e alla democrazia”, si legge nella missiva . “Le ultime rivelazioni dimostrano che un’importante piattaforma digitale non ospita solo campagne di disinformazione ma le sta orchestrando e promuovendo. Questo e’ troppo. Esortiamo Facebook – si ammonisce – a desistere da azioni ispirate dai nemici della democrazia in tutto il mondo. Facebook dovrebbe aprire un’indagine indipendente su ciò che è avvenuto e pubblicare un rapporto completo al fine di fare luce sulle tecniche che sono state utilizzate nel tentativo di compromettere gli attivisti e George Soros”.  

Mark Zuckerberg, in una conference call con i giornalisti, si è affrettato a dire: “Ho un incredibile rispetto per Soros”. Il social media ha reso noto di aver tagliato i ponti con la Definers, negando che l’amministratore delegato Zuckerberg e la Sandberg fossero a conoscenza della campagna di fango lanciata contro i nemici del gruppo. “E’ sbagliato sostenere che noi abbiamo chiesto alla Definers di pagare per articoli o di realizzarli per conto di Facebook per diffondere disinformazione”, ha sottolineato un portavoce.