Facebook, spunta memo imbarazzante: “Crescere a ogni costo”

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 marzo 2018 19:09 | Ultimo aggiornamento: 30 marzo 2018 19:09
Facebook, spunta memo imbarazzante: "Crescere a ogni costo"

Facebook, spunta memo imbarazzante: “Crescere a ogni costo”

ROMA – Facebook deve crescere a qualunque costo, anche se in alcuni casi può mettere a rischio la vita degli utenti.

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E’ il contenuto di un memo imbarazzante circolato all’interno dell’azienda e che getta benzina sul fuoco dopo il caso Cambridge Analytica. Risale al giugno 2016 ed è stato redatto dal vicepresidente Andrew Bosworth, denominato The Ugly, il brutto, ad indicare la consapevolezza del suo lato oscuro.

Una nuova grana per Mark Zuckerberg, che infatti interviene a stretto giro per dissociarsi: “Non abbiamo mai creduto che il fine giustifichi i mezzi”. “Forse a qualcuno costa la vita perché si espone ai bulli o qualcuno muore in un attacco terroristico coordinato sulla nostra piattaforma. Ma connettere le persone è il nostro imperativo, ecco perché tutto il lavoro che facciamo è giustificato”, scriveva Bosworth due anni fa nel memorandum tirato fuori dal sito Buzzfeed, citando anche il “linguaggio sottile” e “pratiche discutibili per importare i contatti”.

Parole che assumono un significato sinistro alla luce dello scandalo Cambridge Analytica, accusata di aver raccolto le informazioni di 50 milioni di utenti della piattaforma e di averle usate per manipolare l’opinione pubblica a fini elettorali.

“Non abbiamo mai creduto che il fine giustifichi i mezzi. Bosworth è un manager talentuoso che dice molte cose provocatorie, io e tante persone in Facebook siamo fortemente in disaccordo”, replica Zuckerberg alludendo alla perplessità di una serie dei dipendenti di Menlo Park che stanno usando la chat interna per commentare il materiale divulgato da Buzzfeed.

Lo stesso Bosworth, su Twitter, prende le distanze dal suo memorandum: “Non sono d’accordo e non lo ero neanche due anni fa quando l’ho scritto. Lo scopo era portare alla luce questioni che meritavano discussioni più ampie all’interno della società”. Non c’è traccia di una risposta ufficiale del fondatore di Facebook a questo memorandum ma un anno dopo, nel 2017, il manager fu trasferito nella sezione hardware della società.

Il documento riservato fa tornare alla mente le osservazioni critiche di ex manager e finanziatori di Facebook, come Sean Parker e Roger MacNamee, che hanno preso le distanze dalle pratiche del social network. E proprio ieri l’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, ha puntato il dito contro un modello di business che trae profitto dai dati degli utenti.

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