Facebook lancia Study, l’app che paga gli utenti per farsi studiare e analizzare

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 giugno 2019 20:40 | Ultimo aggiornamento: 12 giugno 2019 20:40
Facebook pagherà gli utenti per studiarli: lancia app Study

Facebook lancia Study, l’app che paga gli utenti per farsi studiare e analizzare

ROMA  – Un’app per studiare gli utenti e le loro informazioni personali, pagandoli per quanto condivideranno. Facebook lancia l’app Study per poter analizzare i dati relativi ai suoi utenti, seguendo dei precisi tariffari. Al momento, l’app sarà lanciata dal social network di Mark Zuckerberg  solo in America e in India, ma preso potrebbe arrivare anche in Europa.

Study, come funziona?

L’app lanciata da Facebook monitora gli utenti per poterli targetizzare, cioè inquadrare i loro profili in alcune categorie come provenienza geografica, reddito, abitudini digitali. Per farlo, saranno contate le applicazioni presenti sullo smartphone e il tempo passato dall’utente su ogni app. Study sarà disponibile solo per gli utenti Android, data la politica strettamente riservata della privacy di Apple.

Come nasce l’app?

Study è l’evoluzione di un altro progetto della società di Mark Zuckerberg, che era chiamato Research e che nel 2018 non ottenne il successo sperato. L’applicazione, infatti, dava spiegazioni poco chiare sulla tipologia di dati raccolti e sulla loro destinazione d’uso. Un errore che Facebook, come spiega nel comunicato ufficiale, è pronto a non commettere di nuovo: “Questa volta inviteremo le persone a partecipare al programma attraverso una grande campagna pubblicitaria in cui illustreremo con trasparenza gli scopi della nostra app e li inviteremo a scaricare l’applicazione e registrarsi”.

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Dati e Facebook, che fine faranno?

L’aziena ha garantito che i dati non saranno rivenduti a società esterne, ma gestiti “in casa e con la massima trasparenza”. Foto, video e messaggi analizzati dall’app saranno utilizzati, rispettando l’utente e la sua privacy, per “migliorare i prodotti Facebook e studiare le abitudini delle persone”.