Facebook. Zuckerberg in diretta dal Senato Usa su fake news e privacy

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 aprile 2018 22:22 | Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2018 7:22
Facebook. Zuckerberg in diretta dal Senato Usa su fake news e privacy

Facebook. Zuckerberg in diretta dal Senato Usa su fake news e privacy

Facebook. Mark Zuckerberg, fondatore, numero uno di Facebook e sua immagine pubblica, guardatelo in diretta mentre affronta le domande della commissione Giustizia e della commissione Commercio Usa, riunite per l’occasione.

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Nella stanza 216 del palazzo degli uffici del Senato, Zuckerberg parla dei temi scottanti: privacy dei dati e loro uso improprio da parte di Facebook, sicurezza, fake news, messaggi di odio e interferenze russe nella campagna presidenziale del 2016.

Per la sua visita a Washington e a Capitol Hill in particolare ha abbandonato la sua consueta t-shirt grigia a favore di giacca e cravatta.

“Mi dispiace” per gli abusi effettuati sugli account degli utenti di Facebook. È adesso chiaro che non abbiamo fatto abbastanza per prevenire che questi strumenti venissero male utilizzati”.

“E’ stato un grande errore ed e’e stato un mio errore, mi dispiace”.

Il fondatore e Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, ha riconosciuto la lentezza dei responsabili del social network nel riconoscere la minaccia delle interferenze russe nelle elezioni 2016: “Ne sono rammaricato”, ha detto rispondendo alle domande dei senatori.(

La ‘maratona’ parte al Senato. Domani Zuckerberg sarà alla Camera. Questo mentre il social network offre una ricompensa agli utenti che segnalano l’uso improprio dei dati da parte degli sviluppatori di app, come è accaduto appunto nello scandalo Cambridge Analytica.

Facebook lancia così il programma ‘Data Abuse Bounty’, ispirato al ‘Bug Bounty’, quello usato dal social network per scoprire i ‘bug’, cioè le falle di sicurezza informatica e che prevedono un premio in soldi a chi le scopre e segnala. Il Data Abuse Bounty “premierà le persone che conoscono casi in cui un’app della piattaforma raccoglie i dati per venderli, usarli per truffe o per scopi politici, spiega Facebook in un post ufficiale.

Proprio come il ‘Bug bounty’, ricompenseremo gli utenti in base all’impatto di ogni segnalazione. Quelli per i ‘bug’ più pericolosi fino ad ora hanno fruttato sino a 40mila dollari”. Le segnalazioni verranno esaminate “il più rapidamente possibile” e se verrà confermato l’abuso di dati, l’app incriminata verrà chiusa, verranno “intraprese azioni legali contro la società che vende o acquista i dati”, verrà “pagata la persona che ha fatto la segnalazione e avvisati tutti gli utenti interessati”.

Intanto, oltre alle gia’ annunciate notifiche agli utenti interessati allo scandalo Cambridge Analytica, Facebook lancia uno strumento accessibile a tutti per capire se si è stati colpiti dalla condivisione dei dati. Secondo il sito The Next Web, si arriva a questo strumento attraverso un determinato link, oppure si trova digitando la parola “Cambridge” nella barra di ricerca del Centro assistenza di Facebook. Si accede così ad una pagina intitolata “Come posso sapere se le mie informazioni sono state condivise con Cambridge Analytica?”.

Se non si è stati interessati alla fuga di dati apparirà il seguente messaggio: “In base alle nostre informazioni, tu e nessuno dei tuoi amici si sono registrati a This Is Your Digital Life”, cioè l’app ‘ponte’ che ha fatto scoppiare lo scandalo sulla privacy. Questi sono i giorni piu’ difficili, e un test per Zuckerberg abituato ad eccellere: deve dare prova di umiltà, ma di fermezza allo stesso tempo, davanti al Congresso, “l’America e possibilmente parte del mondo”, come e’ stato sottolineato dai Senatori in apertura di audizione.

E anche dalla Unione Europea arriva “un messaggio forte e un messaggio chiave: la protezione dei dati personali è un valore non negoziabile” per l’Ue, come ha affermato con forza la commissaria Mariya Gabriel al Digital Day 2018 in merito agli ultimi sviluppi dello scandalo che ha coinvolto Facebook.

Cosi’ ancora una volta Zuckerberg si scusa, come ha fatto pubblicamente gia’ in passato, ammette gli errori e se ne prende la responsabilita’, ma tenta anche di esporre le sue ragioni, di difendere Facebook e il suo ‘mondo’, di garantire che lo spirito e’ quello giusto e che “faremo meglio”. Lo ha gia’ sottolineato parlando a porte chiuse con i senatori. Adesso il fuoco di fila in aula, come per tanti imprenditori e politici prima di lui chiamati a spiegare e a spiegarsi dopo scivolate, errori o accuse. Zuckerberg deve dimostrare di saper reggere al classico tono perentorio delle domande di senatori e deputati: “Ci risponda con un si’ o un no… ” e’ una delle formule predilette e il fondatore di Facebook proprio non puo’ peccare di arroganza e deve convincere. Perché in gioco c’é anche la partita su regole e restrizioni, un dibattito sempre acceso con parte del mondo politico favorevole a una maggiore regolamentazione per il web e che gli ultimi scandali non fanno che galvanizzare.

“E’ stato chiaramente un errore” credere a Cambridge Analytica quando dissero che avevano smesso di utilizzare impropriamente i dati degli utenti, “non avremmo dovuto fidarci soltanto della loro parola”.

Cliccate qui per seguire in diretta sul sito del New Yorker l’audizione di Mark Zuckerberg.