Il Fatto: “Banca Intesa sotto inchiesta per riciclaggio”. “Carlo Verdone: Roma cade a pezzi”

Pubblicato il 7 Luglio 2012 1:35 | Ultimo aggiornamento: 7 Luglio 2012 1:35

La prima pagina de Il Fatto Quotidiano

ROMA – La prima pagina del Fatto Quotidiano del 7 luglio si apre con una notizia che riguarda Banca Intesa. Secondo il giornale infatti, la banca sarebbe sotto inchiesta per riciclaggio di denaro. Scrive Vittorio Malagutti introducendo la notizia che si trova a pagina 2 e 3:

“Indagato Marco Bus, responsabile in Lussemburgo. Le procure di Milano e Verbania: un sistema per esportare centinaia di milioni nei paradisi off shore quando Passera guidava il gruppo. L’evasione fiscale della dinastia Giacomini, i pagamenti in nero all’ex sottosegretario Zoppini, il broker Jelmoni (incarcerato) e 200 milioni nascosti su conti esteri”. 

Al centro pagina un’intervista al noto attore romano Carlo Verdone che accusa: “Roma cade a pezzi e la cultura è morta”. Il Fatto accompagna con questa intervista un “‘dossier sulla Capitale’ che racconta del disastro dei trasporti e sullo scandalo dei vigili”.

Sotto a questo articolo, il giornale parla in maniera critica della Spending Review: “Tagli: caos in ospedali e tribunali Polizia: arriva il cognato di Casini”.

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A sinistra, il consueto editoriale di Antonio Padellaro quest’oggi dedicato all’inchiesta che riguarda il presidente Napolitano e le telefonato con Nicola Mancino. Padellaro titola: “Presidente, renda pubbliche le sue telefonate” e scrive:

“Vicemonito di Bersani contro ‘un quotidiano italiano’ sulle cui pagine ‘continua lo stillicidio degli attacchi pretestuosi e del tutto immotivati al presidente della Repubblica’. Dopo aver compulsato le pagine del Corriere, di Repubblica e degli altri sessanta quotidiani italiani, abbiamo capito che il segretario del Pd ce l’aveva proprio con il Fatto. Forse per avere pubblicato le voci libere e autorevoli di Franco Cordero, Barbara Spinelli, Stefano Rodotà e Giovanni Sartori sulle strane telefonate tra Nicola Mancino e il Colle. Invece di fare la faccia truce per conto terzi, Bersani dovrebbe più utilmente interrogarsi sui reali pericoli che corre la credibilità del ‘presidio più alto di cui il Paese dispone’. Per esempio, non sarebbe nell’interesse stesso del Quirinale e principalmente    di  Giorgio Napolitano chiedere a Mancino di rendere pubbliche le loro due telefonate (mai smentite), visto che l’ex ministro da indagato ha accesso agli atti dell’in – chiesta di Palermo sulla trattativa? […]

A sinistra invece, Marco Travaglio con un editoriale dal titolo “Minority Riport” dedicato a Schifani. Scrive Travaglio:

“Sono giorni di buone notizie, tantopiù preziosi in quanto così rari. Finalmente il governo ridisegna le circoscrizioni giudiziarie, sopprimendo i piccoli tribunali che disperdono inutilmente uomini ed energie. La Cassazione conferma le condanne ai massacratori della Diaz e il capo della Polizia Manganelli parla addirittura di “chiedere scusa” (forse dovrebbe farlo anche la presunta “sinistra radicale”, la vecchia Rifondazione, che nel 2006 votò l’indulto Mastella con Pd, Udc e Pdl, salvando dalla galera i poliziotti aguzzini). Ma la notizia migliore è che la sinistra riscopre finalmente chi è Renato Schifani. C’è voluto il golpetto della cosiddetta seconda carica dello Stato sulla Vigilanza Rai, dove con mano lesta e agile mossa ha rimpiazzato un membro Pdl che disobbediva agli ordini di Arcore con un fedelissimo del partito Mediaset, perché il Pd e giornali di centrosinistra si ricordassero che ci sta a fare Schifani sull’al – tro scranno, e chi ce l’ha messo […]”