Il Fatto: “Lusi, nozze lusso a spese nostre. Bossi jr, laurea albanese”

Pubblicato il 4 Maggio 2012 1:34 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2012 1:44

Prima pagina Fatto Quotidiano 4 maggio 2012ROMA – “C’è chi è pronto a sparare per le cartelle di Equitalia”: così il Fatto Quotidiano in edicola il 4 maggio racconta il giorno di paura a Romano di Lombardia, dove l’imprenditore Luigi Martinelli si è barricato con gli ostaggi in un’agenzia, per poi arrendersi. Avverte il Fatto in prima pagina: “La crisi scatena l’odio verso gli esattori”.

I titoli a centro pagina sono dedicati alle inchieste che coinvolgono l’ex Margherita e la Lega. “Lusi, nozze di lusso a spese nostre. Renzo Bossi, laurea albanese”. Il rinfresco per le nozze costato oltre 30 mila euro è valso la “richiesta di arresto per l’ex senatore della Margherita Luigi Lusi, i domiciari per la moglie e due commercialisti”. Rita di Giovacchino e David Perluigi scrivono che “se non fosse per l’immunità parlamentare, Luigi Lusi da ieri mattina sarebbe già a Regina Coeli. In compenso, il gip Simonetta D’Alessandro ha disposto gli arresti domiciliari per la moglie Giovanna Petricone, sua complice in “fraudolenta appropriazione” e per i due “amici” commercialisti Mario Montecchia e Giovanni Sebastio”.

Dalla colonna accanto Antonella Mascali fa notare come “della caccia agli stranieri chiamati tutti ora albanesi, ora marocchini, secondo le stagioni, la Lega ne ha fatto una bandiera. Ma Bossi per il figlio del cuore imposto al Pirellone non ha sottilizzato, e gli ha fatto prendere un titolo di studio extracomunitario, forse con soldi pubblici. Renzo Bossi detto il Trota ha ottenuto una laurea in “Gestione Aziendale” in una università privata di Tirana”.

E di fondi pubblici ai partiti si occupa Marco Travaglio che titola il suo editoriale: “I revisori di Monti”. Travaglio ricorda come il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, sull’onda del Caso Lusi, il 20 febbraio aveva annunciato: “Lunedì presento una proposta di riforma dei partiti e la sottopongo in anteprima ad Alfano e Bersani”. La parola d’ordine è la trasparenza ma, riprende Travaglio: “Il tesoriere Udc, Pino Naro, già arrestato e condannato per peculato ai tempi di Tangentopoli e ora indagato per una mazzetta di 200 mila euro dal costruttore Tommaso Di Lernia è sempre al suo posto”. Poi però l’ABC, sembra dimenticarsi dell’impellenza delle riforme per un mesetto fino al 5 aprile, quando esplode il caso Belsito: “Altro annuncio epocale, uno e trino – scrive Travaglio – “La legge sui partiti è molto urgente, ci sono gli estremi per un decreto”. Bersani: “Riforma improrogabile, corsia di assoluta priorità”. Casini: “Passiamo dalle parole ai fatti”. Alfano: “Con me si sfonda una porta aperta”. Così Travaglio ricostruisce il tergiversare dei partiti sull’autoriforma della politica fino all’idieona di Monti: “Chi? Giuliano Amato, 74 anni, entrato in Parlamento nel 1983, che avendo una pensione di 31 mila euro al mese e vantando la più grande collezione di poltrone al mondo, è proprio quel che ci vuole” chiosa Travaglio.

E sugli “Sprechi, solo colpi a salve” si spende anche Carlo Tecce: “Ha il suono di una filastrocca, ma può rendere l’idea: i tecnici convocano i tecnici per scovare gli sprechi, chiedono aiuto ai cittadini e sbattono contro un problema tecnico (e di legge)”.