Il Fatto, prima pagina: “Rivolta in Parlamento Agcom, no a candidati imposti”

Pubblicato il 18 Maggio 2012 0:02 | Ultimo aggiornamento: 18 Maggio 2012 0:14

ROMA – Il Fatto quotidiano arriva in edicola il 18 maggio con un’apertura dedicata all’Authority delle Comunicazioni, l’Agcom, e il rinnovo dei vertici. “Rivolta in Parlamento Agcom, no candidati imposti”, titola il quotidiano diretto da Antonio Padellaro.

E ancora si legge: “Ottanta deputati dei vari gruppi chiedono a Fini procedure trasparenti sulla elezione dei componenti della Authority delle Comunicazioni: “Ci rifiutiamo di votare i nomi indicati dai partiti con sms”.

L’editoriale di Marco Travaglio si concentra sulla Giustizia e le rapide dimissioni del sottosegretatio Andrea Zoppini, indagato per frode fiscale: “È bastato che la ministra Severino girasse l’angolo perché il suo staff ne combinasse più di Bertoldo in Francia. Mentre la gatta era fuori Italia, i topi ballavano. Il sottosegretario Andrea Zoppini era costretto a dimettersi perché indagato a Verbania per frode fiscale: secondo l’accusa, aiutava imprenditori a esportare capitali in Lussemburgo per non pagare le tasse e riceveva 800 mila euro in nero, rigorosamente all’estero. Intanto l’altro sottosegretario, Salvatore Mazzamuto, dava una mano ai berluscones e al Terzo Polo ad affossare il ddl dell’Idv per ripristinare il falso in bilancio com’era prima del passaggio delle cavallette arcoriane (pene fino a 5 anni): parere positivo all’emendamento Pdl che fissa la pena massima a 3 anni (cioè niente intercettazioni, niente arresti, niente sequestri, niente processo, prescrizione assicurata). Naturalmente, dall’America, la Severino dice che “c’è stato un errore” del sottosegretario, a cui “erano state fornite dall’Ufficio legislativo le schede necessarie a dare i pareri”.

Di spalla all’apertura invece c’è un pezzo di Paolo Flores D’Arcais che vede nei ballottaggi di Genova e Parma un segnale positivo per ricominciare una nuova fase: “A Parma e a Genova si svolge tra due giorni un altro “redde rationem” tra la casta partitocratica e l’altrapolitica, quella al servizio dei cittadini anziché dei comitati d’affari e di malaffare. A Parma la politica d’establishment si chiama Vincenzo Bernazzoli, Pd, ex dirigente sindacale, il cui cursus honorum è però da un ventennio tutto dentro la nomenklatura di partito. Amatissimo dalla lobby dell’inceneritore, dai palazzinari, dalle banche, dalla lobby degli ipermercati, se vincesse a Parma non cambierebbe praticamente nulla, se non nel senso reso proverbiale da Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo. Federico Pizzarotti, invece, del Movimento 5 Stelle, costituirebbe la scossa sismica di cui la città ha bisogno per tentare la rinascita”.

A centro pagina invece c’è un attacco all’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, il titolo è eloquente: L’ex tesoriere cerca una sponda nel Pdl Strategia. Lusi, accusa Rutelli per evitare il carcere”.