Fieg contro Poste: “No ai giornali a giorni alterni in oltre 5mila Comuni”

di redazione Blitz
Pubblicato il 8 Maggio 2015 19:46 | Ultimo aggiornamento: 8 Maggio 2015 19:46
Fieg contro Poste: "No ai giornali a giorni alterni in oltre 5mila Comuni"

Fieg contro Poste: “No ai giornali a giorni alterni in oltre 5mila Comuni”

ROMA – Per Poste Italiane 15 milioni di italiani vivono in 5.296 Comuni dislocati in “posizione geografica eccezionale”. Ragion per cui l’amministratore delegato Francesco Caio, nel disperato tentativo di rimettere in sesto i conti in vista della privatizzazione del gruppo, ha proposto di recapitare la corrispondenza a giorni alterni. Proposta che è ora al vaglio dell’Agcom, l’Autorità Garante per le Comunicazioni, che ha aperto una consultazione pubblica, alla quale ha partecipato anche la Fieg, il sindacato degli editori, per dire “no ai giornali a giorni alterni“. Di traverso si era messa anche la Commissione europea che aveva messo in dubbio la legalità dell’operazione, ventilando l’ipotesi di una procedura di infrazione.

Il presidente Fieg Maurizio Costa nel corso dell’audizione tenutasi venerdì 8 maggio ha chiesto all’Agcom di non avallare la proposta, appellandosi al diritto all’informazione dei cittadini:

“L’Agcom dica no alla proposta di Poste Italiane di recapitare la corrispondenza, e con essa i giornali agli abbonati, a giorni alterni in 5.296 comuni, perché inaccettabile. Rappresenta, infatti, una palese violazione dei diritti di cittadinanza e del diritto all’informazione, negando l’accesso all’informazione quotidiana e penalizzando l’accesso all’informazione periodica ai cittadini di 5.296 (su 8.046) comuni italiani.

La proposta di Poste è ancora più grave se si considera che in molti degli oltre 5mila comuni interessati il recapito postale costituisce l’unico mezzo di accesso alla stampa. Negare ad un quarto dei cittadini italiani la possibilità di ricevere ogni giorno il proprio quotidiano e con tempestività il proprio periodico costituisce, oltre che un pesante e irreparabile danno per le imprese editrici, una lesione grave di un principio costituzionalmente garantito quale quello del diritto all’informazione”.

Gli editori si appellano “all’Agcom, Autorità con il compito tra gli altri di vigilare e garantire a tutti i cittadini l’accesso all’informazione, affinché non autorizzi l’attuazione del modello proposto che costituisce una palese violazione della direttiva europea sul mercato dei servizi postali che prescrive la distribuzione a domicilio della posta, e quindi dei giornali agli abbonati, almeno cinque giorni lavorativi a settimana. In tale contesto è pretestuoso considerare la scelta di un quarto dei cittadini di vivere nei 5.296 comuni individuati da Poste una ‘circostanza o condizione geografica eccezionale’, tale da consentire di derogare al principio garantito dalla direttiva europea”.