“Formazione obbligatoria non per i giornalisti”. Esposto al Tar: “Sono impiegati, non liberi professionisti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Maggio 2015 7:30 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2015 13:01
"Formazione obbligatoria non per i giornalisti". Esposto al Tar: "Sono impiegati, non liberi professionisti"

“Formazione obbligatoria non per i giornalisti”. Esposto al Tar: “Sono impiegati, non liberi professionisti”

ROMA – Michele Anzaldi, Marco Di Maio e Alessia Rotta, deputati Pd, hanno presentato un esposto al Tar regionale nei confronti dell’Ordine dei giornalisti del Lazio per chiedere “al Consiglio nazionale dei giornalisti – si legge una nota dell’Odg Lazio – al ministero della Giustizia e al Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, l’annullamento, previa sospensiva, del regolamento sulla formazione professionale continua”.

I tre parlamentari, anche loro giornalisti, sono iscritti all’Ordine del Lazio (Anzaldi), Emilia Romagna (Di Maio) e Veneto (Rotta).

“Abbiamo presentato un ricorso al Tar contro il regolamento che obbliga i giornalisti ai corsi di formazione obbligatoria, chiedendone l’annullamento – commentano in una nota i tre deputati – È stata disposta, infatti, un’applicazione burocratica della riforma Severino degli ordini professionali, che ha finito con il danneggiare i cronisti”.

“Il regolamento –argomentano i deputati dem – è stato erroneamente modellato su quello delle altre professioni senza tener conto della peculiarità della professione di giornalista. Sarebbe infatti stato opportuno valutare la circostanza che gli altri professionisti hanno un contatto diretto con il cliente o l’utente e svolgono la propria attività prevalentemente in regime di lavoro autonomo. L’attività del giornalista, invece, è nella stragrande maggioranza dei casi svolta mediante un rapporto di lavoro di natura subordinata, regolato dal Cnlg di categoria, inserito in una attività imprenditoriale. L’interesse pubblico è dunque garantito dalla particolare organizzazione aziendale ove l’attività è svolta. Vengono poi rilevate una serie di carenze: dalla mancata economicità (con una duplicazione dei corsi), l’assenza di sanzioni e la discrezionalità delle esenzioni”.