Franco Siddi: “Norme diffamazione non in linea con Ue. Giornali web penalizzati”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 ottobre 2014 7:50 | Ultimo aggiornamento: 11 ottobre 2014 0:23
Franco Siddi: "Norme diffamazione non in linea con Ue. Giornali web penalizzati"

Franco Siddi, segretario dell’Fnsi (foto Ansa)

ROMA – Franco Siddi, segretario della Federazione Nazionale della Stampa critica la riforma sulle norme della diffamazione, che riguardano soprattutto le testate web:

“Sembra proprio che la politica italiana non riesca o non voglia rispondere ai richiami europei sugli standard della libertà di stampa”.

Dal dibattito del Senato emergono novità soprattutto per i giornali online: la diffamazione verrà trattata come il diritto all’oblio. Chi si sente diffamato potrà chiedere la rimozione dei contenuti che danneggiano la sua immagine (come succede ora con Google e il diritto all’oblio).

Secondo Siddi queste direttive

“sono fuori linea e, se tradotte in nuovi articoli di legge, sicuramente soggette alle sanzioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo“, dice.

L’abolizione del carcere per i giornalisti, fa notare il segretario generale del sindacato dei giornalisti,

“è l’unica misura positiva della proposta, solo su questo punto davvero positiva e coerente con i richiami europei che hanno originato diverse sanzioni a carico dell’Italia. Ma se per fare questa operazione si vuole insistere con multe molto elevate, rettifiche anche non documentate, nessun contenimento per le querele temerarie e un appesantimento, anche dei costi, della procedura, è evidente che si va in direzione opposta a quella della promozione della stampa libera, chiamata, di suo, all’esercizio di una informazione deontologicamente corretta nel solo interesse dei cittadini”.

Non solo: “Punitiva appare la previsione di affrontare le cause di informazione di siti online, generalmente non dotati di business editoriale, in qualsiasi tribunale vicino al querelante e non nella sede della pubblicazione. Oltre alle querelle temerarie questo rischia di tradursi in una limitazione della libertà e dell’autonomia dell’informazione di chi dispone di poche risorse.

Se non si è in grado di fare altro in questo frangente politico- sottolinea Siddi- si approvi la legge così come è uscita dalla Camera sull’eliminazione del carcere per i giornalisti per la diffamazione a mezzo stampa secondo le indicazioni di Strasburgo. Le voglie di bavaglio – fa notare- ritornano evidenti. Segnale di inquietudine sono certamente le dimissioni, da relatore, del sen. Felice Casson, proprio a causa di quello che appare uno scambio improprio con l’eliminazione del carcere per i giornalisti”.

Per il segretario Fnsi “è evidente che servirebbe una legislazione organica nuova per la libertà dell’informazione, la tutela dei diritti fondamentali di ogni persona, e per l’ordinamento professionale. Poiché tutto questo non è all’orizzonte, piuttosto che fare altri danni, l’appello al Parlamento è perché si fermi e si limiti a fare l’unica cosa sin qui condivisa: l’eliminazione del carcere per i giornalisti, coniugata con l’obbligo di rettifiche che, però, siano effettivamente documentate sui fatti”.