Gazzetta del Mezzogiorno a rischio chiusura. Giovanni Valentini dà l’allarme: “Sud senza voce dopo il coronavirus”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Marzo 2020 10:26 | Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2020 10:26
Gazzetta del Mezzogiorno a rischio chiusura. Il barese Giovanni Valentini dà l'allarme: "Sud senza voce dopo il coronavirus"

Gazzetta del Mezzogiorno a rischio chiusura. Giovanni Valentini dà l’allarme: “Sud senza voce dopo il coronavirus”

ROMA – Quotidiani in crisi, in questo caso però il coronavirus non c’entra. Purtroppo, per un male più antico, la Gazzetta del Mezzogiorno di Bari, uno dei più antichi e importanti quotidiani del Sud rischia la chiusura. Fondata nel 1887 con la testata Corriere delle Puglie e diventata poi nel 1922 La Gazzetta di Puglia, vanta 133 anni di storia 

Giovanni Valentini, che fu direttore dell’Europeo e dell’Espresso e vice direttore di Repubblica, ha lanciato l’allarme dalle pagine del Fatto Quotidiano.

Già di proprietà del Banco di Napoli, passato poi nelle mani dell’industriale barese Stefano Romanazzi, il giornale fu rilevato nel 2001 dall’editore siciliano Mario Ciancio. Ma ora, a distanza di vent’anni, la Gazzetta rischia di rimanere coinvolta indirettamente in una controversa vicenda giudiziaria che ha portato Ciancio sotto accusa per concorso esterno in associazione mafiosa, con il sequestro di tutte le sue società disposto dal Tribunale di Catania in attesa di una confisca.

Da qui, l’affidamento della gestione ai commissari liquidatori e l’apertura di un concordato fallimentare.

A questo punto entra in gioco Valter Mainetti, immobiliarista romano, che possiede già la società proprietaria della testata Il Foglio ed è socio di minoranza nella Gazzetta del Mezzogiorno.

Mainetti manifesta il proprio interesse ad acquisire il controllo del quotidiano barese e a sottoscrivere il concordato.

Ma la crisi della Banca popolare di Bari, con cui l’imprenditore e la stessa società editrice della Gazzetta sono fortemente indebitati, fa saltare l’operazione e induce l’interessato a ritirarsi.

Non ci credono i giornalisti: “L’editore Mainetti ha mollato la Gazzetta, ci smentisca con i fatti se vuole salvarla”, s’intitolava un articolo pubblicato il 7 marzo scorso a firma del Comitato di redazione: “Il concordato che Mainetti non è in grado di sostenere può essere assunto da qualunque altro imprenditore, in autonomia o in cordata, che si proponga al Tribunale di Catania con un partner finanziario che offra garanzie per 12/14 milioni di euro”.

Si tratta, sottolinea Valentini, di un “grido d’allarme e una richiesta di aiuto, rivolta in particolare alla classe imprenditoriale, ma anche all’intera opinione pubblica delle due regioni. Più di qualsiasi altro quotidiano meridionale, per la sua storia e il suo radicamento territoriale, La Gazzetta del Mezzogiorno può esprimere quella “voce rilevante nel dibattito nazionale” di cui lamenta l’assenza il professor Viesti nella citazione iniziale del suo saggio, per spiegare la scarsa attenzione alle politiche di sviluppo del Sud. E oggi, tanto più in piena epidemia da coronavirus, il Mezzogiorno rischia di essere ridotto all’isolamento e all’emarginazione”.

Le otto regioni meridionali – isole comprese – costituiscono, ricorda Valentini,  “il 40% del territorio nazionale e rappresentano più di un terzo della popolazione. Ma, come recita il titolo di un libro scritto da Carlo Trigilia, “non c’è Nord senza Sud”. E quando sarà finita l’emergenza sanitaria, è proprio dal Mezzogiorno che dovrà ripartire il Paese”.