Genova. Secolo XIX, Umberto La Rocca direttore, lascia, effetto fusione Stampa

di redazione Blitz
Pubblicato il 26 agosto 2014 7:40 | Ultimo aggiornamento: 26 agosto 2014 2:18
Genova. Secolo XIX, Umberto La Rocca direttore, lascia, effetto fusione Stampa

Umberto La Rocca

GENOVA – La prossima fusione fra le società editrici dei Quotidiani La Stampa di Torino e Il Secolo XIX di Genovaha avuto una prima conseguenza che la ha anticipata, le dimissioni di Umberto La Rocca da direttore del quotidiano ligure. Provvisoriamente, alla guida del Secolo XIX ci sarà il vicedirettore Alessandro Cassinis,

 

“lunga carriera all’interno del Decimonono e doti che possono tenere salda e unita la redazione anche in un momento come questo”

 

ma viene dato per imminente l’arrivo a Genova da Torino di Luca Ubaldeschi, uno dei vicedirettori della Stampa.

 

Umberto La Rocca, eccellente persona e ottimo giornalista, nel suo articolo di commiato, mesto rituale di ogni direttore che lascia, ha rivendicato il lavoro svolto in cinque anni di direzione del Secolo XIX, consapevole e orgoglioso

“di aver trasformato profondamente il giornale rafforzando la parte migliore della sua tradizione: quella di un giornalismo indipendente dal potere politico e dalle lobby economiche, curioso, anticonformista, capace di prendere posizioni chiare ma anche di ospitare sulle sue pagine un larghissimo ventaglio di opinioni diverse”.

Umberto La Rocca rivendica e graffia chi lo ha preceduto, Lanfranco Vaccari:

“Le inchieste pubblicate, prima fra tutte quella che denunciava gli affari sporchi della Lega, hanno restituito al giornale credibilità e prestigio nazionali;

lo sforzo compiuto nelle redazioni provinciali e nei quartieri di Genova per raccontare e risolvere i problemi quotidiani dei cittadini ha riavvicinato i lettori al loro quotidiano;

l’informazione puntuale e coraggiosa sulla crisi che attanaglia la Liguria ha costretto una classe politica spesso priva di visione, incapace di guardare al di là del proprio tornaconto e insofferente alle critiche, a fare i conti con un giornalismo non cortigiano;

e obbligato quella parte di società civile che è connivente o rassegnata a chiedersi quale futuro riservi il piccolo cabotaggio”.

Ma la crisi non perdona:

“Sono stati anni molto difficili per il Paese e per il mondo dell’informazione, piegato dal crollo della raccolta pubblicitaria, dal calo delle vendite nelle edicole e sorpreso dalla crisi prima di aver potuto sviluppare una efficace strategia di passaggio alla distribuzione sui nuovi canali digitali.

“Ciononostante Il Secolo XIX ha tenuto il mare, conservando le proprie quote di mercato, intraprendendo un percorso di risanamento finanziario che già comincia a dare i suoi frutti e imboccando con decisione la strada della multimedialità”.

L’uscita è amara e non meritata, ma le regole del capitale sono le stesse della guerra, è la spada di Brenno. La fusione fra Stampa e Secolo non è un accordo fra uguali, c’è uno che ha vinto, John Elkann della Fiat e uno che si è arreso, Carlo Perrone.

Ha notato il sito lo spiffero.com come la tristezza del momento e l’incertezza del futuro per Umberto La Rocca traspaia non da quello che c’è scritto ma da quello che non c’è scritto nell’articolo di commiato:

“Non una parola sulla fusione tra le società editoriali degli Agnelli-Elkann e della famiglia Perrone. E questo porta a pensare che nell’accordo che, alla fine, vede il peso degli storici editori liguri ridimensionato al 25% rispetto alla dinasty sabauda, La Rocca se non ha pesato poco, addirittura potrebbe essere stato lasciato totalmente in disparte.

“Quanto questo sia vero lo si potrà scoprire dal riposizionamento dell’ormai ex direttore. Per il momento il suo nome non è nel borsino direttori, anche se il valzer delle nomine aspetta che l’orchestra incominci, ovvero che ad aprile Ferruccio De Bortoli lasci come annunciato il Corriere. Citano, invece, l’accordo tra Agnelli-Elkann e Perrone, sia i redattori del Sexolo XIX sia il sindacato dei giornalisti liguri”.

Rispetto a tutti i cambi di direzione, quello del Secolo XIX non lascia indifferenti i redattori, come riporta ancora lo spiffero.com:

“La redazione non può tacere le preoccupazioni per il futuro del quotidiano coinvolto in un piano di integrazione con la società che edita La Stampa i cui contorni non sono ancora stati chiariti… Ci impegneremo e vigileremo”.

Fanno bene, non gli si può dare torto e giustamente Il sindacato dei giornalisti osserva come

“il cambio della guardia nell’immediatezza di un nuovo assetto editoriale, in cui è evidente come il peso del Decimonono sia meno di un terzo rispetto a quello della Stampa, non può essere visto come un mero avvicendamento”

e, non fidandosi dei nuovi padroni (i genovesi non hanno mai amato i torinesi, specie dopo i bombardamenti, gli stupri e i saccheggi del 1849), vogliono

“conoscere i piani editoriali ed industriali del nuovo gruppo”.

Sembra ormai segnato, aggiunge lo spiffero.com,

“il destino del Corriere Mercantile, storica testata genovese da anni venduta in panino con la Stampa. Se il XIX di fatto diventerà la cronaca ligure della Stampa, per i venti giornalisti del Mercantile, riuniti in cooperativa, la ciambella di salvataggio sarebbe nel numero del lunedì cui verrebbe ristretta l’attività di quello che un tempo era il giornale del pomeriggio”.