Julia Schramm, la pirata che vieta la diffusione del suo libro “piratato”

Pubblicato il 19 settembre 2012 21:57 | Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2012 23:01
Julia Schramm

Julia Schramm

BERLINO – Abbasso il copyright, ma solo se conviene e comunque solo per le opere altrui. Questo il senso delle polemiche che sono piovute addosso alla blogger tedesca Julia Schramm, nota dirigente nazionale del Partito Pirata, che ha chiesto, e ottenuto, che si ritirasse dalla rete una copia piratata del suo libro di confessioni private, “Cliccami: diario di un’esibizionista della rete”.

”Avida”, ”sporca traditrice”, ”stupida arrogante”, fino al classico ”prostituta”: tutti contro Schramm, pirata certamente appariscente, già finita nell’occhio del ciclone per il suo fare estroverso e provocatorio. Julia Schram, da sempre attivista in lotta contro “quell’anacronistico fardello” che è il diritto d’autore, quando si è trattato di difendere il proprio lavoro, e i diritti editoriali che finiscono nelle proprie tasche, ha cambiato atteggiamento.

La 26enne aveva anche bacchettato un paio di noti artisti  per le loro opinioni differenti da quella, ancora confusa, dei Pirati: a favore del diritto d’autore, ma contro il divieto di utilizzare materiale copiato per fini non commerciali. Per questo, quando sul sito di file-sharing Dropbox è comparso un avviso che annunciava la cancellazione del suo libro piratato, per di più su richiesta dell’autrice, la rete si è scatenata in quella che gli stessi Pirati avevano battezzato, in altre simili occasioni controverse, ‘shitstorm’.

‘Tutto prevedibile e molto triste”, ha commentato Schramm, che si aspettava quegli attacchi ”strumentali” e ”provocatori”. L’azione legale, spiega Schramm alla Sueddeutsche Zeitung, è ”giustamente” partita dalla casa editrice del libro, la Albrecht Knaus Verlag, di proprietà del gigante Random House. Che all’autrice, sostiene la stampa, aveva pagato 100mila euro per scrivere il suo libro, stroncato senza esitazione dalla critica tedesca.

Eppure per la Pirata in questa vicenda non c’è contraddizione: un conto è il diritto d’autore, altro la famigerata (tra i compagni di partito) “proprietà intellettuale” sfruttata commercialmente. Una distinzione difficile da afferrare concretamente. Come del resto altre parti del programma dei Pirati tedeschi, il cui appeal elettorale continua a sgonfiarsi nei sondaggi con il passare del tempo.

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