Gianluigi Melega morto a Venezia a 79 anni: giornalista, deputato, scacchista

Pubblicato il 13 settembre 2014 22:20 | Ultimo aggiornamento: 14 settembre 2014 22:18
Gianluigi Melega morto a Venezia a 79 anni: giornalista, deputato, scacchista

Gianluigi Melega: morto a Venezia a 79 anni. Lavorò a Repubblica, Panorama, Europeo, Espresso

VENEZIA – Gianluigi Melega, giornalista, politico, scrittore, librettista, è morto a Venezia all’età di 79 anni; ne avrebbe compiuto 80 il 12 gennaio del 2015.

Aveva partecipato alla fondazione di Repubblica, dopo avere lavorato per Panorama, l’Europeo e per concludere la sua carriera all’Espresso.

Nell’intermezzo, fra la fine degli anni ’70 e metà degli anni ’80 , fu Deputato alla Camera per il Partito Radicale.

Gianluigi Melega è morto mentre dormiva, nella sua amata casa di Venezia, residenza che alternava con quella principale di Roma.

Eugenio Scalfari ha pubblicato domenica 14 settembre su Repubblica un commosso ricordo:

“Dopo una lunga malattia, sopportata con grande forza, serenità e perfino allegria, se n’è andato uno dei più valorosi giornalisti italiani, ammirevole non solo per l’eccellenza professionale ma per la fantasia che lo indusse a scrivere racconti e romanzi e per l’impegno civile che contraddistinse il suo pensiero e le sue iniziative.
Conoscemmo Gianluigi Melega quando fondò l’associazione dei giornalisti democratici che aderì al Circolo della sinistra democratica a Milano, dove si raccoglieva tutta la migliore cultura del paese, e di Milano soprattutto.
Tra i fondatori c’erano Carlo Caracciolo e con lui l’intero gruppo de L’Espresso, Giangiacomo Feltrinelli, Paolo Grassi, Arrigo Benedetti, Mario Pannunzio, Giancarlo Vigorelli, Camilla Cederna, Vittorio Ripa di Meana, Leo Valiani, Aldo Aniasi e Melega con tutti i giornalisti che avevano aderito alla sua associazione.
Lì nacque la nostra amicizia che divenne ancora più stretta quando fu fondata Repubblica . Melega fu uno dei principali fondatori: gli fu affidato un compito delicatissimo, quello cioè di reclutare una cinquantina di giovani con pochissima esperienza professionale, ma un talento meritevole d’essere sperimentato.
L’incarico lo battezzammo “rotor” per significare che Melega intuiva il talento di quei giovani e doveva coltivarlo e sperimentarlo assegnando quelli che davano segnali positivi ai vari settori del giornale secondo le sue intuizioni e che l’esperienza avrebbe dovuto confermare.
Fu così che nacque Repubblica ed è per questo che il contributo di Melega fu determinante.
Poi, per un breve periodo, fece altre esperienze ma tornò presto nel nostro gruppo. Rientrò sia come giornalista sia anche come editore e in questa molteplicità di interessi fu utilizzato.
Faceva parte della famiglia, come si diceva allora; passavamo insieme le vacanze e le festività. Il tempo trascorreva parlando di lavoro o giocando interminabili partite a scacchi con i colleghi, con l’editore, con gli azionisti dell’azienda.
La sua scomparsa lascia un vuoto che sarà colmato dalla memoria che sempre conserveremo di lui. Il nostro dolente pensiero va a Irene Bignardi, compagna della sua vita e anch’essa tra i fondatori del nostro giornale”.

Paolo Mauri, per molti anni capo del servizio cultura di Repubblica, gli ha dedicato un articolo sulla edizione on line, in cui ricorda il percorso professionale di Gianluigi Melega:

Melega aveva debuttato nel giornalismo negli anni Cinquanta, al Giorno di Milano, testata allora fortemente innovativa, ma la parte più cospicua della sua carriera si era svolta all’Espresso: nel settimanale prima e poi, quando nacque, a Repubblica. Era stato anche direttore dell’Europeo. Stretto collaboratore di Carlo Caracciolo aveva lavorato nel gruppo Espresso sempre con mansioni di primissimo piano”. 

In occasione dei suoi  ottant’anni, rivela Paolo Mauri,

 “l’editore Marsilio si preparava a festeggiarlo pubblicando per intero il suoTempo lungo, un romanzo “memoriale” di oltre mille pagine scritto intorno ai vent’anni e fin qui pubblicato solo in parte”.

Nel periodo in cui fu Deputato radicale, ricorda Paolo Mauri, Gianluigi Melega

“era stato in prima linea nelle battaglie per i diritti civili. Di recente aveva pubblicato presso l’editore Gaffi di Roma un romanzo di sapore borgesiano, Viceversa, accolto molto bene dalla critica per la ricchezza del tessuto narrativo e per la storia che muoveva da un tentativo di biblioteca universale. Con il musicista Luca Mosca, Melega, da librettista, aveva firmato diverse opere.

Scacchista appassionato, passava le ore nel tentativo di battere il suo amico Carlo Caracciolo, che lo adorava al punto da lasciargli nel testamento un enorme quadro di Schifano:

“Raccontò che in Parlamento, giocava parecchio: “All’epoca c’era un tavolo con la scacchiera, e le sfide tra deputati, ma anche con i giornalisti parlamentari, erano molto frequenti. Il mio avversario preferito era l’amico Lucio Magri, del Pdup. Negli ultimi anni invece alla Camera la scacchiera è sparita, e nessuno gioca più”.

Ma degli scacchi parlava spesso: “Nessuna persona normale è diventata campione del mondo. Tutti i più grandi campioni hanno caratteristiche fuori dal comune, elementi di genialità che li distinguono dalla gente qualunque. Le eccezioni sono rare”.