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Giornali in crisi. Rai, Sky e Mediaset uccidono anche internet

Pubblicato il 10 Agosto 2013 8:43 | Ultimo aggiornamento: 10 Agosto 2013 15:29
Giornali in crisi. Rai, Sky e Mediaset uccidono anche internet

Rupert Murdoch: la sua sky è la causa della crisi di oggi dei giornali

I veri nemici dei giornali in Italia si chiamano oggi Rai e Sky da sempre Mediaset: dove è forte la tv, i giornali sono deboli, dove la tv cresce, i giornali calano. La regola è mondiale, in Italia la sua peggiore, per i giornali, applicazione. Questa tesi, poco popolare anche tra gli addetti ai lavori, è la conclusione di una conversazione tra Marco Benedetto, editore di Blitzquotidano.it e Elisa Maiucci di Formiche.net.

Oggi ci troviamo in un “momento di trasformazione, con una struttura dei costi vecchia e con fatturati che non ci sono più, tra l’altro mangiati dalla televisione. Bisogna pensare a recuperare le spese sostenute in attesa di momenti migliori, quando ripartirà il mercato pubblicitario nel frattempo rovinato anche dalla Rai”, che abbatte la concorrenza vendendo spazi a bassi prezzi.

“Altro che internet – conclude infatti Benedetto -. I grandi nemici dei giornali sono Rai e Sky”.

Questa è la situazione oggi in Italia, dove 5 anni di recessione hanno stremato il sistema dei media: per questo la crescita del muovo attore Sky ha messo in ginocchio il sistema e costituisce la prova che anche Berlusconi non è perfetto, per non avere valutato, quando Rupert Murdoch si presentò per rilevare  Telepiù, l’impatto devastante del nuovo entrante in primo luogo proprio per il suo sistema di televisioni.

Anche Berlusconi, nei trent’anni precedenti, ha depredato i giornali, aggiungendo al fatturato pubblicitario che sarebbe comunque andato alla tv commerciale e non alla carta stampata una quota che poteva essere contendibile. Ma questo è avvenuto sull’arco della seconda più importante crescita che l’economia italiana abbia avuto mai, tant’è vero che dal 1975 al 2005 se il fatturato della televisione è passato da 38 a 4.803 milioni di vecchie lire, quello di quotidiani più periodici è passato da 128 a 2.783 milioni.

Ora però la crisi fa male a tutti e i giornali pagano più di tutti. Italia Oggi del 6 agosto ha pubblicato le stime della Nielsen del mercato pubblicitario, primo semestre 2013 a confronto con il primo semestre 2012: il calo del 17,4 per cento è dato da meno 16,4 per cento della tv, meno 23,7 dei quotidiani, meno 24,3 dei periodici.

Il dato più preoccupante è il calo di internet, del 2,1 per cento e questo è una conseguenza diretta delle politiche commerciali messe in atto dalla Rai che hanno scatenato la guerra dei prezzi con Mediaset stritolando i giornali e anche internet.

Si chiede Elisa Maiucci:

Quanto rischia di rimanere indietro l’Italia rispetto a questo nuovo modello giornalistico che si fonda su una contaminazione forte tra carta stampata e sfera digitale? Risposta:

“L’Italia è già indietro. Che la situazione per i quotidiani sia difficile è evidente. E questa crisi non si chiama internet, per il cui traffico si considerano dati Audiweb tra l’altro scarsamente credibili”.

Audiweb è un sistema di rilevazione ormai superato, costosissimo, che dentro la sua pancia ha dati opposti (che ad esempio, attribuiscono a Repubblica in un caso un valore, in un altro caso semplicemente il doppio), che favorisce fantasiosi quanto disomogenei accorpamenti di testate sullo stile che ha portato i periodici al disastro, dove gli editori continuano a coprire le operazioni più ambigue e solo Giovanna Maggioni dell’Upa, guardata con sospetto dal resto del mondo, combatte una sua solitaria lotta.

La crisi dei giornali però non dipende, in Italia né solo né soprattutto da internet, e anche negli altri paesi del mondo occidentale internet è solo un pezzo del problema. La causa principale della malattia, ed è così da decenni, è la televisione,

“soprattutto quella a pagamento. In Italia nessuno vuole accorgersene. E nel frattempo Sky supera Mediaset per fatturato”.

“Il fenomeno della pay tvSky infatti ha sorpassato Mediaset e Rai, con la quota più alta di ricavi e la minore flessione. Le stime Agcom riferite al 2012 parlano di un totale ricavi televisivi pari a 8 miliardi 224 milioni 190 mila euro, che nella suddivisione si traducono in 2 miliardi 631 milioni e 620mila euro per Sky, con una flessione dell’1,4% “a riprova – dice la relazione dell’Agcom – della maggiore capacità di tenuta della televisione a pagamento”. Per Mediaset invece ricavi pari a 2 miliardi 487 milioni e 790 mila euro, con flessione però di ben il 13,2%.

“Il costo di una pay tv come Sky per media giornaliera – evidenzia Benedetto – è infatti simile a quello di un quotidiano, con la differenza che la tv la vedono tutti. E conta su ricavi pubblicitari che equivalgono a quelli di un grande quotidiano come il Corriere della Sera”. Tutti soldi che prima finivano nelle casse della carta stampata, insomma.Un declino lungo anche in Usa.

Anche in Gran Bretagna è andata così: Sky ha messo in ginocchio i giornali popolari incluso quelli di Murdoch stesso) e messo in crisi anche i pub, i tipici saloon dove gli inglesi passavano le serate ubriacandosi di birra. Ora lo fanno a casa, davanti al televisore, passando dall’uno all’altro dei cento canali di Sky, finalmente liberi dal duopolio Bbc – Itv, due mattoni micidiali alla cui visione perpetua dovrebbero essere condannati quelli che prendono la Bbc a modello della nostra Rai.

Anche negli Usa il declino dei giornali cartacei “è cominciato molto prima di internet. Non a caso, ha coinciso con lo sviluppo delle pay tv. Anni fa – prosegue – il sistema televisivo americano si basava su tre o quattro network nazionali che, tra l’altro, si vedevano solo nelle grandi metropoli. La vecchia serata di un americano medio? Fatta di birra, poltrona e un giornale da leggere. Ma oggi, con oltre cento canali tv, il declino della carta stampata è assicurato. E lo stesso fenomeno si è verificato in Gran Bretagna, dove la crisi dei giornali tradizionali è arrivata insieme a quella dei pub. La gente resta a casa, con il telecomando in mano pronto ad una scelta immensa. Il declino del quotidiano insomma è molto più lungo di quanto ci si possa immaginare, e, soprattutto, è partito prima che arrivasse l’era internet”.Le conseguenze delle quotazioni in BorsaMa non solo pay tv.

“Un giornale dà potere e prestigio, non solo in Italia ma anche nel resto del mondo. Dà accesso a stanze del potere, e il fondatore e ad di Amazon Jeff Bezos, potrebbe essere stato spinto all’acquisto del Washington Post (WaPo) anche da questo motivo secondo Marco Benedetto, per anni top manager e Dg del gruppo Espresso e ora editore del sito Blitz Quotidiano. E a brindare resta l’ex editore del quotidiano, la famiglia Graham, che si è liberata così di “un peso morto”. La crisi dei giornali è evidente, ma la sua vera causa non è certo Internet”.

“Su chi puntare il dito? Sulle pay tv che hanno sottratto audience ai quotidiani.Il focus della famiglia Graham sul settore Education“Il giornale Washington Post rappresenta solo la decima parte del valore complessivo del gruppo Washington Post, la cui forza è il settore ‘Education‘, con il marchio Kaplam. E la famiglia Graham, che anni fa si fece affiancare anche da un consulente d’eccezione come Warren Buffett, ha guadagnato molto dall’aver ceduto il Washington Post perché si è liberata di un peso morto. Del resto per Bezos, che conta su un suo capitale privato di 25 miliardi di dollari, “il prezzo pagato di 250 milioni è niente”.