Giornalisti (Odg, ordine) contro giornalisti (Fnsi, sindacato): la causa dell’Odg contro il contratto Fnsi-Fieg firmato a giugno 2014

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Giugno 2015 13:50 | Ultimo aggiornamento: 1 Giugno 2015 13:50
Giornalisti (Odg, ordine) contro giornalisti (Fnsi, sindacato): la causa dell'Odg contro il contratto Fnsi-Fieg firmato a giugno 2014

Massimo Alberizzi, Corrado De Martini ed Enzo Iacopino (foto Blitz quotidiano)

ROMA – Giornalisti (Odg, ordine) contro giornalisti (Fnsi, sindacato): in ballo c’è il contratto nazionale della categoria, firmato a giugno 2014 dalla Fnsi e contestato dall’Odg che ha fatto ricorso in tribunale perché ritiene il contratto “in violazione dell’articolo 36 della Costituzione” e firmato “in una trattativa separata che non ha coinvolto la giunta del sindacato”. Sullo sfondo c’è una crisi del settore che riducendo gli occupati e il livello medio delle retribuzioni non può non influire sui conti della cassa previdenziale dei giornalisti, l’Inpgi. Meno iscritti e meno retribuzioni uguale meno contributi.

L’Ordine nazionale dei giornalisti, in una conferenza stampa che si è tenuta il 28 maggio nella sede nazionale dell’Odg, ha fatto il punto sull’azione legale in corso e sulle sue motivazioni. Il presidente dell’Odg Enzo Iacopino ha segnalato la mancanza di collegialità e trasparenza anche nella gestione dell’Inpgi, a fronte di una situazione di “allarme” per i “conti preoccupanti”, con l’Istituto di previdenza dei giornalisti che sta iniziando ad intaccare il patrimonio per far quadrare i bilanci.

Nella riunione del 27 maggio, al quale Iacopino era presente, l’Inpgi ha dichiarato di “poter far fronte ai disavanzi con operazioni legate agli immobili, che frutterebbero 127 milioni di euro” ma che “si possono fare solo un altro anno”. Secondo Iacopino i vertici dell’Inpgi “non hanno nessuna voglia di coinvolgere i colleghi” nella gestione della difficile situazione dei conti. “Ci sono quelli che possono fare sacrifici, ma vogliono sapere e capire” perché “non si possono calare dall’alto sacrifici decisi da 40-50 persone”. Ci vuole trasparenza “a cominciare dai compensi dei componenti del consiglio di amministrazione dell’Inpgi, che prendono decine di migliaia di euro (49 mila euro, ndr) per riunirsi 6-7 volte all’anno”. Ed è praticamente “partita la campagna elettorale per il rinnovo del consiglio dell’Odg e dell’Inpgi” (elezioni che si terranno nel 2016, ndr).

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Tornando sul punto dell’azione legale contro il contratto firmato a giugno 2014, Iacopino ha parlato della norma sull’equo compenso come di una “schiavitù legalizzata a 4.920 euro l’anno”. “Abbiamo notificato al governo la decisione del Tar del lazio che ha stabilito che quei compensi sono una vergogna e rafforzano gli editori. Lo abbiamo fatto per ridurre i tempi del ricorso, perché potevamo rimanere sospesi un anno”.

Massimo Alberizzi, direttore di Africa Express ha parlato della situazione a Condè Nast, grosso gruppo editoriale che “non ha bilanci così drammatici come quelli di altri gruppi” e che però sta telefonando a tutti i giornalisti “perché, siccome stiamo trasformando l’azienda editoriale in azienda di servizi, voi non potete stare più qui”. Ai sui giornalisti la Condè Nast “ha proposto di firmare le dimissioni in cambio di 24 mesi di stipendio netti, senza contributi e tasse. Se invece arrivasse la lettera di licenziamento prenderebbero 8 mesi di stipendio di indennità di preavviso, più 12 mesi lordi di disoccupazione, più altri 12 mesi di disoccupazione al netto. Sono andati dal sindacato, dalla Fnsi e la vice di Lorusso, la Del Freo, gli ha detto ‘firmate, firmate’. È in base a cose come queste che noi (Odg, ndr) abbiamo deciso di impugnare il contratto (firmato dalla Fnsi a giugno 2014, ndr)”.

L’avvocato Corrado De Martini ha spiegato i tempi e le motivazioni del ricorso contro il contratto firmato dalla Fnsi. La nostra non è “un’azione politica ma un giudizio basato su motivazioni di diritto. Nell’iter che ha portato alla firma di quel contratto ci sono state una serie violazione dello statuto della Fnsi. La Federazione nazionale della stampa è un’associazione non riconosciuta, niente di più. La disciplina di questi soggetti giuridici è contenuta in pochi articoli del codice di procedura civile. Fra questi in particolare c’è  l’articolo 23 che prevede che le delibere possono essere impugnate dagli associati laddove violano lo statuto o la legge. E noi abbiamo usato questo strumento. Quali sono queste violazioni? Nello statuto è previsto che le trattative sindacali siano condotte da tutta la giunta e non da qualcuno”.

“E poi comunque sono obbligatori una serie di pareri – non vincolanti, ma obbligatori – di una serie di organismi interni: la Commissione contratto, la Consulta nazionale dei fiduciari di redazione… È successo che l’ultima informativa data a uno di questi organi, la Commissione contratto è stata data il 17 aprile. Se il parere di questa commissione è obbligatorio, è difficile che il 17 aprile hai il parere su una cosa che poi vai a firmare il 19 giugno. Potresti averla il 17 giugno, il 18, ma non ad aprile. Ma poi la cosa singolare è che questo contratto è stato gestito in trattativa soltanto dal Segretario, dal Presidente e dal direttore generale della Federazione della stampa. La Giunta non è stata mai stata convocata – quando è stata convocata e era molto prima che si arrivasse in fondo. Il 19 giugno la Giunta si è riunita al piano terra della sede della Fieg. Ha aspettato che al piano superiore venisse completata la trattativa fra la solita delegazione e la Fieg. Alle 4 di notte è arrivato il contratto ed è stato firmato. Questo percorso viola lo Statuto della Fnsi”.

“Sono rimasto sorpreso dalla sentenza del Tar del Lazio che accoglieva il nostro ricorso. Perché l’osservazione dei giudici sulla illegittimità di quei numeri (le cifre dei minimi previsti dall’equo compenso”) che hanno stabilito che quel contratto viola l’articolo 36 della Costituzione è una cosa in più rispetto a quello che chiedevamo noi”.

“Avevamo poi un problema. L’articolo 23 ci permette di impugnare le delibere ma non il contratto nazionale, che è il nostro obiettivo: noi impugniamo le delibere, ci dicono che sono nulle, ma poi non ce ne facciamo niente, perché la delibera non è il contratto, è un altro atto. Con gli avvocati Luigi Albisinni e Achille Bonafede abbiamo deciso di impugnare l’accordo dell’equo compenso del 19 giugno per violazione dell’articolo 36 della Costituzione. Per quanto riguarda la “ex fissa” abbiamo dedotto una violazione dei diritti acquisiti per tutti quelli che hanno compiuto almeno 10-15 anni (di anzianità in azienda, ndr). Perché la ex fissa non è un regalo: viene da contributi dati dai giornalisti, che maturano così dei diritti che non possono essere bruciati in questo modo. È molto peggio di quello che avvenne col blocco dell’indicizzazione delle pensioni del governo Monti: il nuovo contratto brucia i diritti acquisiti”.

“Per quanto riguarda l’articolo 36 l’ostacolo è che la giurisprudenza consolidata prevede che quell’articolo sia applicabile solo con i lavoratori dipendenti. Ma noi in questo caso stiamo parlando di lavoratori autonomi (co.co.co., apprendisti, etc).  Adesso, oltre alla sentenza del Tar, abbiamo trovato qualche recente apertura della Cassazione. E poi la stessa legge sull’equo compenso stabilisce che questo debba essere determinato tenendo conto dell’articolo 36 della Costituzione”.

La prima udienza è il primo giugno. Non abbiamo chiesto la sospensione delle delibere perché ci interessa la dichiarazione di nullità del contratto, degli atti firmati il 19 giugno e il 24 giugno 2014. Abbiamo impugnato anche la clausola che riguarda l’apprendistato professionalizzante, ma abbiamo un problema: fra i nostri ricorrenti non abbiamo un apprendista. La sezione del Tribunale è quella che si occupa dei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Abbiamo chiamato in causa la Fnsi e la Fieg. I tempi della causa saranno di un anno e mezzo-due”.