Google, diritto a oblio praticato in Italia: l’ok del Garante della Privacy

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Dicembre 2014 2:00 | Ultimo aggiornamento: 24 Dicembre 2014 2:01
Google, diritto a oblio praticato in Italia: l'ok del Garante della Privacy

Google, diritto a oblio praticato in Italia: l’ok del Garante della Privacy

ROMA – Il diritto all’oblio imposto a Google da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea è stato applicato per la prima volta anche in Italia. Il Garante della Privacy ha esaminato le richieste dei cittadini che chiedono a Google di essere “dimenticati”e in 2 casi, sui 9 presentati, ha ritenuto che le nuove norme di diritto all’oblio andassero applicate.

Antonello Cherchi sul Sole 24 Ore scrive:

“L’Authority guidata da Antonello Soro ha accolto il ricorso di una signora coinvolta in un procedimento giudiziario, la quale chiedeva a Google di deindicizzare la ricerca che rimandava a un sito in cui erano contenuti dati personali riservati, sottratti illegalmente o falsificati.
La società di Mountain View si è giustificata dicendo che quelle informazioni riguardavano la vita professionale della ricorrente e, pertanto, dovevano essere considerate di interesse pubblico. Il Garante ha, invece, ritenuto che nel caso di specie la richiesta avesse fondamento e ha, dunque, imposto a Google di applicare il diritto all’oblio”.

Anche un altro caso analizzato dall’autorità per la privacy ha deciso per l’applicazione della sentenza europea:

“Alla stessa conclusione l’Autorità è giunta nel caso di un cittadino che, coinvolto tra il 2006 e il 2007 in una vicenda di pedofilia dalla quale era stato assolto nel 2009, continuava a trovare su Google link a quell’evento con informazioni non aggiornate. Per questo chiedeva che il motore di ricerca rimuovesse quei risultati. Anche in questo caso Google ha opposto l’interesse pubblico, mentre il Garante ha ravvisato la necessità di cancellare il rimando ai dati”.

Da parte sua Google si è rifiutato di procedere alla deindicizzazione dei link da dimenticare,

“adducendo il prevalente interesse pubblico della notizia – in quelle sette fattispecie fossero corretti. Anche secondo l’Autorità le vicende processuali in cui si trovavano coinvolti i diversi ricorrenti che chiedevano il diritto all’oblio erano, infatti, recenti e non era stata scritta la parola “fine” sulla vicenda giudiziaria. Troppo presto, dunque, per pretendere di essere dimenticati dal motore di ricerca di Google”.

Cherchi poi spiega:

“A Google è riservata la valutazione di vari elementi, tra i quali l’interesse pubblico della notizia, la sua accuratezza e aggiornamento,il tempo trascorso dal fatto.

Nel caso il diritto all’oblio venga negato, l’interessato può rivolgersi al giudice o al Garante della privacy, così come i nove cittadini che hanno fatto da apripista”.