Intercettazioni, Paolo Borrometi: “A rischio il diritto di cronaca”

di redazione Blitz
Pubblicato il 6 novembre 2017 6:30 | Ultimo aggiornamento: 5 novembre 2017 19:45
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Intercettazioni, Paolo Borrometi: “A rischio il diritto di cronaca”

ROMA – Nella riforma sulle intercettazioni del governo Gentiloni mancano i riferimenti al “pubblico interesse” e alla “rilevanza sociale” delle notizie. Senza queste due brevi frasi si “rischia di instaurare un pericoloso vulnus sul diritto di cronaca e sul diritto dei cittadini ad essere informati”. L’allarme arriva da Paolo Borrometi, giovane giornalista siciliano più volte minacciato dalla mafia, e che per questo vive sotto scorta dal 2014.

In un articolo pubblicato sul sito di Articolo 21, associazione che si propone di promuovere il principio della libertà di manifestazione del pensiero, Borrometi scrive:

Bene ha fatto la Fnsi, insieme all’Ordine dei Giornalisti, a far presente quanto indispensabile sia inserire – almeno – questi due princìpi, queste due frasette, senza le quali, si rischia di instaurare un pericoloso vulnus sul diritto di cronaca e, soprattutto, sul diritto dei cittadini ad essere informati. Fu la Corte Europea dei diritti dell’uomo a stabilire come, a prescindere dalla rilevanza penale, “pubblico interesse” e “rilevanza sociale” siano fondamentali e da tutelare.

Borrometi ricorda come quello di pubblicare le notizie per i giornalisti non sia una facoltà, ma un “obbligo”, e fa presente una grande assenza nella riforma: quella di una presa di posizione forte nei confronti delle cosiddette “querele temerarie”:

Così ci domandiamo come mai, in questo scorcio di fine legislatura, si sia trovata la possibilità di normare la spinosa questione delle intercettazioni, ma non il tempo per contrastare le cosiddette “querele bavaglio”, oggi più che mai strumento di aggressione e minaccia contro i cronisti che tentato di “illuminare” i territori occupati da mafie e malaffare. Con l’auspicio che le diverse sensibilità possano trovare concretezza nelle (ancora possibili) modifiche la decreto, c’è da augurarci che in Italia, come altrove in Europa, si miri sempre più a tutelare e difendere il lavoro di tutte le giornaliste ed i giornalisti che, con il proprio impegno, rischiano in prima persona in nome dell’Articolo 21 della Costituzione. In particolare in questi giorni, in cui tutti abbiamo ancora viva la sofferenza per quanto accaduto a Malta alla collega Daphne Caruana Galizia.

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