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Internet: liberi di insultare? Moretti (Pd): “Basta”. Ma è rischio censura

Internet: liberi di insultare? Moretti (Pd): "Basta". Ma è rischio censura

Alessandra Moretti, deputata del Pd (LaPresse)

ROMA – Internet ha amplificato le possibilità di insultare e di incitare a odiare chiunque comodamente e anonimamente seduti sul divano di casa, ma il “basta” che Alessandra Moretti del Pd consegna ad Andrea Malaguti de La Stampa preoccupa.

Come si può legiferare su una materia così delicata senza finire nella censura? Come si può lasciare il web libero e allo stesso tempo tutelare chi viene colpito da odiose ed anonime offese?

Certo, difficile che un problema così lo risolva la Moretti, ex vicesindaco di Vicenza, entrata sulla scena della politica nazionale come portavoce di Pier Luigi Bersani, Bersani poi da lei abbandonato nei giorni più difficili, dopo il risultato delle politiche. La Moretti, da alcuni fan paragonata a Carole Bouquet, è ora posizionata fra i renziani.

A domanda, risponde:

Ha ricevuto insulti anche lei?
«Ne ricevo quotidianamente. Con minacce pesanti. Anche di morte. Spesso non ho la forza di leggere le mail, di andare su Facebook».
Come si rimedia? 
«La politica deve recuperare il suo ruolo pedagogico: le regole della democrazia e del rispetto dell’altro devono valere nella vita reale come nel mondo virtuale. Se i tifosi intonano cori razzisti le curve vengono chiuse. Se una manifestazione di estremisti mette a ferro e fuoco la città la polizia interviene. E allora perché in rete non dovrebbe succedere nulla? I metodi per risalire agli autori delle minacce e degli insulti ci sono».
Morale?
«Morale noi del Pd dobbiamo farci promotori di un duplice intervento. Primo: un emendamento alla legge sulla diffamazione che è all’esame in Senato per estenderla anche al web. Oggi c’è uno sbilanciamento che carica tutto il peso sui giornalisti, che per altro fanno il loro lavoro ed è giusto che non abbiano la pistola puntata alla tempia. Non basta».
La repressione è efficace? 
«Presumibilmente no. Ma la regolamentazione sì. E sarebbe un primo passo.

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