Cessione La7: Cairo in pole position (con la dote Telecom)

Pubblicato il 31 Gennaio 2013 10:00 | Ultimo aggiornamento: 31 Gennaio 2013 10:06
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La7: con dote a Cairo, liquidata o tutto come prima

ROMA – Cessione La7. Umberto Cairo è in pole position per rilevarla, con la “dote” Telecom che, pur di liberarsi della televisione in perdita ma senza i redditizi multiplex, assicurerebbe all’editore il ripiano del debito La7 del 2012 (almeno cento milioni) e investimenti per il futuro per esempio sotto forma di inserzioni pubblicitarie (con la stesso Cairo che già raccoglie la pubblicità La7 con un contratto d’esclusiva fino al 2019).

Questo lo scenario per il quale qualcuno, ad esempio Il Fatto Quotidiano, paventa un “regalo” all’amico di Berlusconi. Nel frattempo Enrico Mentana ha deciso di potenziare l’offerta di informazione, vero asset vincente di La7. L’ultimo cda Telecom aveva rinviato la decisione al 7 febbraio, ma con le elezioni alle porte potrebbe slittare ancora. In realtà la situazione fluida, anche se domani scadranno i termini per la presentazione delle offerte. La decisone in ogni caso arriverà dal cda, a meno di ulteriori rinvii.

Un punto fermo è la forte volontà dei soci di liberarsi di La7, 100 milioni di perdita quest’anno, mentre sulla più redditizia piattaforma digitale dei multiplex si attendono proposte migliorative. In campo il gruppo Clessidra (senza Equinox che si è sfilata), molto interessato soprattutto alle preziose frequenze digitali per le quali offre 300 milioni e, appunto, il gruppo Cairo, che vuole solo La7 e a prezzi di saldo, contando proprio sulla volontà di Telecom Italia di disfarsene.

I conti in rosso della tv La7 azzerano il valore, fanno crescere il debito, irritano i soci che non sanno che farsene di un tv “pesante” (con i vari Santoro, Mentana, Gruber) e costosissima della quale non controllano la linea politica. Al punto che si è fatto strada il convincimento, da parte dei soci, che non esisteranno mai offerte adeguate per la vendita di La7, per cui non si esclude, almeno in linea teorica, la sua liquidazione. Cairo, potrebbe dunque rilevarla, grazie a uno sconto di 100 milioni (il valore del debito), investendo la sua disponibilità di 50 milioni di euro e la sinergia eventuale con la sua concessionaria pubblicitaria della quale La7 è cliente.

Questa sarebbe la soluzione più percorribile per liberarsi del peso La7  mantenendo allo stesso tempo i mux televisivi (ovvero le frequenze moltiplicate): incentivo a Cairo e fine delle trasmissioni targate Telecom (ma irradiazione sempre sulle frequenze Telecom). I 300 milioni offerti da Clessidra per i mux, infatti, sono ancora inferiori alla cifra attesa, senza dar l’impressione di svendere. Telecom valuta le offerte sul tavolo ma intende ricavarci non meno di una cifra oscillante tra i 400 e i 450 milioni. Le frequenze sono importanti per Telecom perché possono essere convertite in frequenze per telefonini e in ogni caso continuano ad avere una buona remunerazione (Ti Media Broadcasting nei primi mesi del 2012 ha generato ricavi per 56,3 milioni di euro, in crescita del 38,3%).

Dalla lettura politica della vendita si ricavano due posizioni contrastanti. Da una parte i soci forti di Telecom (Mediobanca, Generali, Intesa) impazienti di vendere, anche perché, finite le turbolenze elettorali, si profila una pax televisiva che rilancerà Rai e Mediaset e in grado, fra l’altro, di intercettare la ripresa del mercato pubblicitario che non può che risalire, avendo toccato il fondo. Dall’altra un presidente, Bernabè,  descritto come più sensibile al mantenimento dello status quo: La7 vale, a dispetto dei conti in rosso, per la sua importanza nel dibattito politico, considerando fra l’altro che 100 milioni restano un’inezia se si pensa che Telecom Italia vale una trentina di miliardi (e un poco meno di debiti).