L’Aquila un anno dopo: tra abitazioni provvisorie e voglia di tornare a casa

Pubblicato il 22 Marzo 2010 10:05 | Ultimo aggiornamento: 22 Marzo 2010 10:05

Terremoto a L'Aquila

L’Aquila, 350 giorni dopo il sisma del 6 aprile. Le case provvisorie, quelle che la gente del posto chiama “le case di Berlusconi” ci sono, la città, invece, ancora no. E gli abruzzesi, nonostante il governo parli di “modello L’Aquila” non sono tutti contenti. Grati sì, perchè il tetto viene prima di tutto, soddisfatti, invece, certamente no.

Michele Brambilla del quotidiano La Stampa è andato nell’Aquilano a parlare con la gente e ha raccontato di persone “sradicate” e di un bisogno primario, che con il passare del giorno si fa sempre più urgente: quello di tornare a casa.  La signora Marilena Ascaride, per esempio, è una di quelle che vive nel complesso di Coppito 2. Prima viveva in una casa popolare, adesso classificata “E”, ovvero, totalmente inagibile.

La signora, che di lavoro fa la parrucchiera (anche se il suo negozio, in centro, è andato completamente distrutto, spiega che per un periodo ha vissuto in albergo, una sistemazione dove sono ancora i suoi genitori. Il tetto, almeno ce l’ha e quindi non si lamenta ma le cose non sono così rosee come vengono raccontate. «Qui  – dice la Ascaride al giornalista – non pago nulla, ma non si sa fino a quando. Ci sono ancora scosse, quasi tutti i giorni: si sentono tanto perché la casa è fatta apposta per oscillare e non crollare. Per carità di Dio: ho due bagni, gli arredi sono più che dignitosi, c’è perfino il videocitofono. Ma non sono a casa mia. Vedi, il governo e la tv hanno dato un’immagine di efficienza e di rapidità. Ma la gente non la percepisce così. Forse hanno voluto fare troppo in fretta, forse era meglio darci una sistemazione più economica e provvisoria e cominciare a ricostruire le case danneggiate. Chi abitava in centro dovrà restare qui almeno dieci anni».

Analogo il racconto di un’altra ospite delle nuove case provvisorie, Maddalena Colaianni: «Ringraziando Iddio stiamo bene, però… Per carità, noi ringraziamo il governo. Ma vogliamo tornare a casa. Abbiamo l’impressione che i lavori siano fermi».

Le case provvisorie sono palazzine di due piani, costruite su piastre sorrette da piloni elastici. Il concetto è quello delle palafitte e gli esperti assicurano che resisteranno a qualsiasi scossa. Costruite in diciannove aree diverse, hanno garantito a 13.408 persone di passare un inverno al caldo e senza paure. Ma gli aquilani, adesso, vogliono riprendersi la loro città.