Le app e le estensioni per il browser che ti pagano per i tuoi dati di navigazione

Così gli utenti possono avere un maggiore controllo sulla quantità di dati condivisi, ma anche ricavarne dei soldi.

di Caterina Galloni
Pubblicato il 12 Giugno 2022 - 17:30
Le app e le estensioni per il browser che ti pagano per i tuoi dati di navigazione

Le app e le estensioni per il browser che ti pagano per i tuoi dati di navigazione

Tutto ciò che cerchiamo o guardiamo navigando online si trasforma in informazioni incredibilmente preziose. I dati tracciati, permettono di far guadagnare miliardi e miliardi di dollari in entrate pubblicitarie a Google e Facebook poiché utilizzano le informazioni per indirizzare le pubblicità mirate agli utenti.

Se, ad esempio, state navigando su un sito di moda online pensando di acquistare un paio di jeans, in seguito sullo schermo del pc appariranno annunci pubblicitari di pantaloni in denim. Accade riguardo qualsiasi cosa che un utente stia pensando di acquistare.

Il livello e la modalità in cui le persone sono seguite online è alquanto snervante. Secondo quanto riportato da bbc.com, uno studio recente ha rilevato che l’europeo medio ha dati sul proprio utilizzo di Internet condivisi 376 volte al giorno. Per gli statunitensi raddoppia a 747.

Ma cosa accadrebbe se non solo l’utente potesse avere un maggiore controllo sulla quantità di dati condivisi, ma anche ricavarne dei soldi?

Surf, l’estensione per il browser che ti paga per i tuoi dati di navigazione

E’ quanto promette Surf, un’azienda tecnologica canadese che l’anno scorso ha lanciato un’estensione del browser con lo stesso nome. Dà un compenso alle persone per la navigazione in Internet. Ancora nella versione beta o in versione limitata negli Stati Uniti e in Canada, funziona bypassando Google e vende invece i dati degli utenti direttamente ai marchi di vendita al dettaglio.

In cambio Surf regala dei punti che possono essere accumulati e poi convertiti in buoni regalo e sconti. Le aziende iscritte finora includono Foot Locker, The Body Shop, Crocs e Dyson.

Surf sottolinea che tutti i dati sono anonimi: indirizzi e-mail e numeri di telefono degli utenti non sono condivisi e al momento dell’iscrizione non è necessario fornire il proprio nome. Richiede l’età, il genere e un indirizzo approssimativo, ma non sono obbligatori.

L’idea è che i marchi possano utilizzare i dati forniti da Surf, ad esempio per vedere quali sono i siti Web più popolari tra gli uomini tra i 18 e i 24 anni a Los Angeles. E di conseguenza fare degli annunci mirati.

Surf non ha rilasciato dettagli su quanto possono guadagnare gli utenti, ma finora afferma di aver consentito loro di guadagnare complessivamente più di 1,2 milioni di dollari australiani.

Le persone possono inoltre utilizzare Surf per limitare i dati che condividono, ad esempio per bloccare le informazioni su determinati siti Web che visitano.

Surf, la testimonianza di una studentessa canadese

Un’utente di Surf è Aminah Al-Noor, una studentessa 21enne della York University di Toronto, in Canada: afferma che Surf le ha restituito “il controllo” sui suoi dati online.

“Si può scegliere ciò che vogliamo dare a Surf . A volte me ne dimentico,  una settimana dopo controllo e i miei punti continuano ad aumentare.
“Tutte le aziende tecnologiche raccolgono le nostre informazioni, ma il punto è migliorare le nostre esperienze utilizzando la tecnologia”.

Swish Goswami, ad di Surf: “Siamo il premio frequent flyer di internet”

Il co-fondatore e amministratore delegato di Surf, Swish Goswami, afferma che l’azienda vuole essere “il premio frequent flyer della navigazione in Internet”.

Aggiunge: “Fin dal primo giorno con gli utenti siamo stati chiari su ciò che condividiamo e non condividiamo e diamo loro anche la possibilità di controllare i propri dati”.

Waverly, l’alternativa personalizzata a Google News

Un’altra azienda tecnologica simile è la start-up canadese Waverly, che consente alle persone di personalizzare i feed di notizie anziché fare affidamento su Google News e sugli algoritmi di monitoraggio e pubblicità di Apple News.

Con Waverly, l’utente compila gli argomenti di suo interesse e il suo software di intelligenza artificiale trova gli articoli che pensa gli piacerebbe leggere. L’azienda con sede a Montreal nasce da un’idea del fondatore Philippe Beaudoin, ex ingegnere di Google.

Gli utenti dell’app possono modificare le proprie preferenze regolarmente e inviare feedback su quali articoli vengono loro consigliati. Beaudoin afferma che gli utenti devono fare un piccolo sforzo, in quanto devono dire all’app gli argomenti a cui sono interessati, ma in cambio non sono più “intrappolati dalla pubblicità”.

Privacy Sandbox, la soluzione più discreta di Google

Google punta sulla nuova iniziativa “Privacy Sandbox“, che ha “l’obiettivo di introdurre nuove soluzioni pubblicitarie più discrete”. Un portavoce di Google afferma: “Stiamo collaborando con le autorità di regolamentazione e la comunità web per creare tecnologie, attraverso Privacy Sandbox, che proteggeranno la privacy delle persone online aiutando a mantenere i contenuti e i servizi online gratuiti per tutti.

“Entro la fine dell’anno, lanceremo My Ad Center, che amplia i nostri controlli sulla privacy per offrire agli utenti un controllo più diretto sulle informazioni utilizzate per mostrare loro gli annunci”.