Salva Sallusti, tensione in Senato. Rischi: carcere per lui, multe ai giornali

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 9 Ottobre 2012 13:39 | Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre 2012 14:53
franco siddi

Franco Siddi (foto Lapresse)

ROMA – Per salvare Alessandro Sallusti si rischia di avere una nuova legge “bavaglio”. La proposta di legge al vaglio del Senato (la cosiddetta Chiti-Gasparri) rappresenta una vera bomba. Solo che i giornali (a parte rarissime eccezioni) non ne parlano. La sostanza è questa: per evitare il carcere a Sallusti, si rischia di mettere in dubbio la libertà di stampa. Tanto che i vertici della stampa nazionale sono stati ricevuti in Senato per lanciare il proprio urlo di pericolo.

Franco Siddi (segretario della Federazione Nazionale della Stampa), durante un’audizione in Commissione Giustizia al Senato, ha detto più o meno così: “No al bavaglio estorsione”. Estorsione che sarebbe “legalizzata” con lo spauracchio di pesanti sanzioni pecuniarie nei confronti degli editori. E questa cosa sta passando quasi sotto traccia, pochissimi giornali ne parlano. Eppure ai tempi del governo Berlusconi l’avversione al “bavaglio” era in grado di mobilitare non solo i giornalisti ma anche la “società civile”.

Le novità in studio al disegno di legge sulla diffamazione a mezzo stampa (la cosiddetta Chiti-Gasparri) rischiano di mettere in crisi gran parte degli editori, soprattutto quelli web.

Infatti, se da un lato fosse abolita l’eventualità del carcere nei confronti di chi fosse ritenuto colpevole di diffamazione (sostanzialmente il “Salva Sallusti), dall’altro le pene pecuniarie dirette agli editori (il “tetto” di 50 mila che Gasparri e Chiti hanno sbandierato è ancora una soglia troppo alta per gli editori, specie quelli medio-piccoli e quelli che operano sul web) rischiano di far sì che questi si “autocensurino”: sempre meglio che rischiare di andare incontro a multe difficili da sostenere, specie in questi tempi di crisi per il settore.

La paura è dunque che la querela possa essere usata come un’arma perché quelli che dovrebbero essere i “sorvegliati” dalla stampa, ne diventino invece “controllori”. E il grido di Siddi proprio nel cuore della politica ne è l’emblema.

Per il segretario del sindacato dei giornalisti, di fronte a eventuali errori, i mezzi di contrasto efficaci sono “il giurì e l’obbligo di rettifica entro 7 giorni”. Quest’ ultimo, secondo Siddi, “è uno strumento efficace, diciamo no a strumenti intimidatori. Vogliamo una legge per una libera stampa che possa controllare i pubblici poteri”.