Liberatiòn, giornalisti vs azienda: “Siamo un giornale”. I lettori: “Siamo nel 21° secolo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 febbraio 2014 19:19 | Ultimo aggiornamento: 11 febbraio 2014 19:19

ROMA – “SIAMO UN GIORNALE non un ristorante, non un’istituto di ricerca sociale, non uno spazio culturale, non un studio televisivo, non un bar… I dipendenti di “Liberatiòn” replicano alle proposte degli azionisti”. Con questa prima pagina sabato 8 febbraio i giornalisti di Liberatiòn, storica testata francese di sinistra, hanno protestato contro il piano di ristrutturazione della società editoriale, guidata da Bruno Ledoux e Edouard de Rothschild.

Piano che, oltre un taglio degli stipendi prevede la chiusura del giornale in tipografia alle 20.00 invece che alle 22.00.

I dipendenti del giornale, da anni in crisi e ormai ridotto a vendere meno di centomila copie al giorno, hanno ricevuto la sera di venerdì 7, per posta elettronica, il progetto a sorpresa degli azionisti del quotidiano, che vogliono trasformare Libération, simbolo della gauche francese, in “un social network, un creatore di contenuti monetizzabili attraverso un diversi supporti multimediali (stampa, televisione, digitale, eventi, radio ecc.)”. Trasferendo la redazione e trasformando l’attuale sede in uno “spazio culturale e per conferenze”, che comprenda uno studio televisivo, uno studio radio, una “newsroom digitale”, un ristorante, un bar e, appunto, un incubatore di start-up.

Progetto che i giornalisti di Liberatiòn avversano. Così come avversano i due condirettori, Philippe Nicolas e Nicolas Demorand, dei quali vorrebbero la testa. 

Ma la scelta della prima pagina dell’8 febbraio ha suscitato ironia e sarcasmo di molti sul web, in qualche caso addirittura ostilità. La più gettonata delle “imitazioni” della prima pagina di sabato è un ironico “Noi siamo nel 21° secolo“.

Domenica l’assemblea dei redattori ne ha preso atto ed ha aperto la discussione sulla strategia da usare e sulle accuse di essere un giornale legato a vecchi privilegi e al sostegno dello stato, senza il quale il quotidiano avrebbe già chiuso i battenti.

Nel numero di lunedì 10 ha trovato spazio un articolo di Bruno Ledoux a nome degli azionisti di Libération, in difesa della “diversificazione” proposta dal piano editoriale: il giornale, spiega, “non sarebbe più soltanto carta stampata, ma un social network, creatore di contenuti, monetizzabili su un’ampia gamma di supporti multimediali”. Gli risponde Fabrice Rousselot, direttore della redazione: “Senza un giornale forte, a che servono uno spazio culturale, un ristorante o un bar?”.