Libero, il direttore Pietro Senaldi sul titolo sui gay: “I veri discriminati siamo noi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 gennaio 2019 11:21 | Ultimo aggiornamento: 25 gennaio 2019 11:21
Libero, il direttore Pietro Senaldi sul titolo sui gay: "I veri discriminati siamo noi"

Libero, il direttore Pietro Senaldi sul titolo sui gay: “I veri discriminati siamo noi”

ROMA – “E’ il nostro stile di titolazione, non siamo Il Sole o il Corriere. Senza dubbio è un titolo che voleva essere scherzoso, ma in un Paese libero non ci si dovrebbe porre un problema del genere in maniera così profonda. I veri discriminati siamo noi. Quella di Crimi sull’editoria è una legge stile anni ’30 fatta contro Libero. Noi siamo sotto attacco mediatico”. Pietro Senaldi, direttore responsabile di Libero, interviene sulla polemica scatenata dall’ultimo provocatorio titolo del suo giornale, “Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay”, comparso sulla prima pagina di mercoledì 23 gennaio. 

“Come abbiamo spiegato nel sommario – ha spiegato Senaldi a L’Italia s’è desta, programma di Radio Cusano Campus (emittente dell’Università Niccolò Cusano) – gli omosessuali sono gli unici che non sentono la crisi tant’è vero che aumentano. Noi abbiamo questo tipo di titolazione, non siamo il Sole 24 ore che fa: Economia virgola, o il Corriere che fa: Mattarella virgola. Può piacere o non piacere, ma io rivendico la libertà della mia titolazione. Sai quanti titoli di altre testate a me non piacciono ma non è che faccio un processo a ogni titolo che non mi piace. Io ho anche ricevuto dei complimenti per quel titolo, non è che tutti la pensano allo stesso modo. Senza dubbio è un titolo che voleva essere scherzoso, ma in un Paese libero non ci si dovrebbe porre un problema del genere in maniera così profonda, non saremo mica gli unici a scherzare su gay,  invece sembra così. Reazioni dal mondo gay? Ieri ero in una trasmissione su La 7 con uno stilista di Bottega veneta che ha detto: guarda, questo titolo mi rende molto gaio”.

Sulla vicenda dello sponsor Ristora che ha ritirato le inserzioni da Libero, Senaldi ha spiegato: “Gli sponsor sono liberi di fare quello che credono. Non è che la cosa mi rallegri, però è un loro diritto, non è che farò una campagna contro Ristora”.

E sul sottosegretario con delega all’editoria Vito Crimi, che ha rilanciato il taglio dei fondi all’editoria, il direttore risponde: “La sua reazione è indirizzata a Libero, i veri discriminati siamo noi. E’ una legge stile anni ’30 che lui sta studiando, ma il vero problema è che noi siamo sotto attacco mediatico e questo è sotto gli occhi di tutti. Qualsiasi cosa facciamo non va bene, altri giornali scrivono balle e non vengono processati. Altri giornali invitano alla disobbedienza civile in prima pagina e l’Ordine si volta dall’altra parte. Se noi scriviamo che aumentano i gay sembra che abbiamo commesso un delitto. Non sono paranoico, ma un po’ assediato mi sento. Apprezzo la FNSI che ha parlato di ritorsione da parte del M5S nei confronti di Libero e ha parlato di manganello, queste mi sembrano cose un po’ più gravi rispetto ai nostri titoli. Se il M5S ritiene libero carta straccia non se ne curi, se invece lo ritiene autorevole allora tappargli la bocca solo perché dice cose che non gli piacciano la dice lunga su come la pensino queste signori”.

Senaldi ha anche commentato le polemiche su Vladimir Luxuria al programma Alla lavagna: “Credo che queste cose spettino più alla famiglia e credo che l’età dei bambini presenti fosse troppo bassa per parlare di una sessualità difficile. Prima di dare lezioni di sessualità a un bambino aspetterei che almeno ne sviluppasse una”.