Livio Liuzzi, direttore La Nuova Sardegna, morto a Milano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 febbraio 2015 23:27 | Ultimo aggiornamento: 17 febbraio 2015 23:27
Livio Liuzzi, direttore La Nuova Sardegna, morto a Milano

Livio Liuzzi, direttore La Nuova Sardegna, morto a Milano

ROMA – Livio Liuzzi, direttore de La Nuova Sardegna, è morto nella serata di martedì 17 febbraio a Milano. Aveva 71 anni ed è morto all’ospedale San Raffaele, dove era ricoverato, dopo una lunga malattia. Liuzzi lascia due figli: Emiliano (giornalista al Fatto Quotidiano) e Leonardo. Liuzzi è stato una delle figure più importanti del giornalismo locale. Ha lavorato a lungo al Tirreno dove è stato vicedirettore e condirettore. Quindi l’approdo alla direzione de La Nuova Sardegna. 

Così Il Tirreno ricorda Liuzzi:

La prima tessera da professionista la mise in tasca quando già aveva raccontato migliaia di eventi e notizie, incontrando la gente, scrivendo le loro storie. L’iscrizione all’Albo è del febbraio 1970 ma Livio Liuzzi era un giornalista da anni. Cominciavano a volare i Boeing, l’Italia pensava al mondiale in Messico e i Beatles si scioglievano. Quello era il mondo, ma per lui contavano più le città, i paesi, le province e i quartieri. Era un giornalista locale: amava guidare la cronaca dei fatti e delle persone. Il suo lavoro e la sua passione convergevano: si trattava di fare grandi giornali dentro piccole realtà.

Pugliese d’origini, toscano per vissuto, si era trasferito a Pisa con la famiglia, seguendo il padre, sottoufficiale dell’aeronautica; il primo impatto con il giornalismo era arrivato negli anni ’60 nella redazione di Pisa guidata da Sergio Carlesi, dove nacque la forte amicizia con Roberto Galli. Con il cambio di decennio, eccolo a Livorno, nella sede centrale prima “alle province” e poi interni, esteri, economia, politica. Il direttore era Carlo Lulli e questo giornale stava per attraversarie una fase cruciale della sua storia, un crinale di vita o di morte.

Nel luglio del ’76 al termine di un periodo di crisi e del tentativo di ridimensionare Il Telegrafo, Liuzzi fu parte attiva nella formazione della cooperativa di giornalisti che salvò il giornale; entro nel consiglio e fu protagonista della “resistenza” che condusse alla svolta del ’78, con l’acquisto da parte del Gruppo Espresso. Nasceva il nuovo Tirreno e Liuzzi era in prima fila, salvo un’importante parentesi da caporedattore a Sassari, per poi tornare con la direzione Lenzi e assumere la carica prima di vicedirettore e poi di condirettore a fianco del direttore Luigi Bianchi.