Luciano Violante attacca i giornali (Fatto e Repubblica) al corso di giornalismo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 ottobre 2013 14:52 | Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2013 14:52
Luciano Violante attacca i giornali (Fatto e Repubblica) al corso di giornalismo

Luciano Violante attacca i giornali (Fatto e Repubblica) al corso di giornalismo (LaPresse)

FIUGGI, FROSINONE – Luciano Violante attacca Il Fatto Quotidiano, La Repubblica e il Movimento 5 Stelle in una lezione ai giornalisti praticanti che preparano l’esame di Stato.

Ex magistrato entrato in Parlamento col Pci nel 1979 e rimasto per 8 legislature, ex presidente della Camera, Violante è uno dei dieci saggi nominati da Giorgio Napolitano ad aprile per stendere un programma di riforme condiviso da (quasi) tutte le maggiori forze politiche. Proprio per la sua proposta di riforma costituzionale e poi di una soluzione politica e non giudiziaria al caso Berlusconi Violante è entrato in rotta di collisione con Fatto, Repubblica e M5S.

Queste le sue parole al corso di preparazione all’esame di Stato organizzato a Fiuggi, località di svolte missine e acque andreottiane, dall’Ordine dei Giornalisti:

“I giornalisti e i giornali hanno un ruolo importantissimo, di cui dovrebbero tenere conto. C’è qualcuno, come il Fatto Quotidiano, che pare non farlo […] Contro la riforma dell’articolo 138 si è schierata un’opposizione agguerrita da parte di un gruppo mediatico-politico costituito da Movimento cinque stelle, Fatto Quotidiano e Repubblica che, a prescindere dal contenuto, si è opposto alla modifica. Perché non si deve lavorare col nemico, mai. Quindi pur di attaccare l’avversario si finisce per veicolare falsità, che sono molto più facili da imporre rispetto alla verità”. 

Il Fatto, con Giampiero Calapà che ha scritto l’articolo sugli attacchi di Violante, ha chiesto una reazione ad Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei giornalisti:

“L’Ordine dei giornalisti, che esiste per regolare l’accesso alla professione e tutelare lettori e colleghi, prenderà le distanze da un attacco così spudorato a due dei principali quotidiani nazionali? Questa la risposta del presidente Enzo Iacopino, che ha introdotto Violante e poi ha lasciato l’aula: “Io non ho assistito alla lezione, perché dovevo preparare quella successiva. Non so chi abbia fatto arrivare a voi questa roba…”. C’erano un centinaio di giovani colleghi giornalisti, sarebbe quanto meno singolare che le accuse di Violante non trapelassero, di sicuro è singolare che il presidente dell’Ordine si stupisca. Ma Iacopino non vuole saperne di commentare: “Non c’ero, non ho sentito. Non posso censurare l’onorevole Violante che esprime un giudizio che non ho ascoltato”.”

Per uno Iacopino che appare troppo prudente, c’è un Violante che, raggiunto dal Fatto, conferma e rilancia:

“Luciano Violante conferma tutto, riferimenti e attacchi al Fatto compresi, rispetto “alla cosiddetta Riforma della P 2 (articolo 138 della Costituzione, ndr), con un documento sottoposto alla firma dei cittadini, poi rivelatosi destituito di fondamento”. E ancora: “Un gruppo politico mediatico si costituisce per ragioni oggettive e per convergenza di linee reciprocamente autonome, non per scelta soggettiva, altrimenti si tratterebbe di un partito”. Quindi, Violante, precisa ancora: “Si è trattato di una lezione di tre ore, non di una conferenza stampa”. Una lezione di diritto costituzionale, appunto, quella di Violante, ex magistrato, non una conferenza stampa. Ma in realtà è stata più simile a un comizio, con il solito pensiero buono per il capo del centrodestra, o quel che ne rimane, Silvio Berlusconi e il problema della sua decadenza da senatore: “Bisogna garantire tutti i diritti che gli spettano. Se in Giunta ritengono che ci siano problemi di costituzionalità, possono fare ricorso alla Corte costituzionale”. Almeno Violante, forse colto dal dubbio, azzarda: “Non mi pare che ci siano, ma non è compito mio dirlo”.”

Alla lezione di Fiuggi Violante ha anche regalato giudizi sull’attuale situazione politica:

“Come sono messi i partiti nel 2013? Abbiamo un partito con il capo in crisi, che è il Popolo delle libertà. Un partito senza capo, che è il Pd. Un partito con due capi, che è la Lega Nord. Un partito con un capo che sta fuori, che è Movimento cinque stelle. Un capo senza partito, che è Scelta civica”.