Mosley dichiara guerra a Google: “Riscrivere le leggi sulla privacy nel web”

Pubblicato il 8 settembre 2012 21:45 | Ultimo aggiornamento: 8 settembre 2012 21:46
Max Mosley

Max Mosley (LaPresse)

ROMA – Max Moesley è pronto a dichiarare guerra a Google. L’ex presidente della Fia e boss della Formula 1 non ha apprezzato il rifiuto di Google di “filtrare” dal suo motore di ricerca tutte le foto ed i video della presunta orgia nazista. Ora Moesley porterà Google davanti al tribunale tedesco per ottenere il filtraggio e garantire nuove regole per la privacy nel web. Le immagini che contesta furono “rubate” ed “istigate” dai giornalisti del News of the world che anche l’Alta Corte britannica ha sancito come illegali. Ogni giorno Mosley controlla il web in cui quelle immagini si sono annidate, immagini che offuscano la sua carriera nel mondo della F1 e fanno dimenticare il suo grande impegno per la sicurezza nelle gare ed i successi professionali ottenuti.

Mosley sostiene che “senza Google nessuno troverebbe questi siti”  che diffondono ancora le immagini illegali. Il motore di ricerca si è difeso sostenendo che filtrare tutte le immagini è impossibile e sarebbe quasi una censura del web. Ma l’ex presidente della Fia continua la sua battaglia, che nel mese di settembre inizierà con la prima udienza nel tribunale tedesco.

Una sua eventuale vittoria scatenerebbe una lotta alle immagini “dimenticate” nel web, come foto o video di ex innamorati che pubblicano scomodi “ricordi” per vendetta, o come le foto del festino a luci rosse del principe Harry a Las Vegas. Casi analoghi su cui non esiste ad oggi una legge in grado di regolare quali contenuti vadano eliminati per sempre dall’oblio delle risorse infinite di internet.

Ma perché tanto accanimento da parte di Mosley per lo scandalo che l’ha travolto nel 2008? Lui stesso spiega: “La cosa non riguarda più soltanto la mia persona, è una questione di principio. Ho tempo e ho denaro. E quindi mi sento obbligato a combattere questa battaglia affinché quanto è capitato a me non capiti ad altri”.

Questa battaglia contro Google sembra prospettarsi come la ragione di vita dell’ex presidente della Fia. E se anche Google non nega che le foto siano state scattate illegalmente, definisce una questione di principio il non filtrarle tra i suoi risultati di ricerca. Il colosso di Mountain View, con sede legale in California, si difende sostenendo di avere un sistema per cui rimuove il 90% dei contenti segnalati dai suoi utenti, ma che non dispone di “un meccanismo in grado di individuare duplicati delle foto o di un testo e di farli sparire dalla rete”, come ha spiegato Daphne Keller, responsabile dell’ufficio legale di Google.

Ma soprattutto Google non crede che sia “una buona idea”. Non spetta a Google “monitorare” internet, né diventare una sorta di polizia del web. E così le richieste di Mosley vengono bollate dalla sede tedesca di Google come stravaganze, e ripetutamente rifiutate.

Il timore è che Google possa diventare “responsabile” per i contenuti delle ricerche nel web, una responsabilità che Mountain View non avrebbe intenzione di addossarsi. Ma se l’obiezione che le viene rivolta è che un filtro analogo a quello richiesto da Mosley viene adottato dall’azienda per i contenuti pedopornografici, Google risponde secca: la legge in materia è chiara su quello specifico argomento.

Per Mosley questo atteggiamento di Google implica la sua credenza di “potersi fare le leggi da sola”, una convinzione che all’ex presidente Fia, nonché ex avvocato, proprio non va giù. “Nessuno sta chiedendo a Google di esaudire le richieste dei dittatori africani”, ha detto Mosley, che sottolinea come la sua sia una richiesta legittimata dalla sentenza di illegalità, da  parte dell’Alta Corte inglese, per quelle immagini ottenute con l’inganno.

Viktor Mayer-Schonberger, professore di governance e disciplina giuridica di Internet a Oxford, spiega: “Sotto il profilo tecnico non c’è alcun motivo per opporre un rifiuto, si tratta solo di ciò che Google vuole o non vuole fare. Chi ha grande potere ha anche grandi responsabilità”.

Responsabilità che Google non vorrebbe avere, ma che Mosley è intenzionato a fargli riconoscere: “E’ necessario approvare delle regole e questo avverrà anche se dovessi morire fulminato- ha detto Mosley . Io mi batto affinché a questo si arrivi in tempi brevi e non in tempi lunghi”. Quella tra Mosley e Google si prospetta una grande battaglia, che potrebbe rivoluzionare il mondo dell’informazione digitale e di ciò che entra e rimane sepolto tra i miliardi e miliardi di dati immessi nel web.