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Merlo lascia la Rai: “Dovevo far crescere la cultura, liberare i giornalisti…” Siddi: “Piedi per terra, non è un dramma”

Merlo lascia la Rai: "Dovevo far crescere la cultura, liberare i giornalisti..." Siddi:

Francesco Merlo (nella foto) lascia la Rai: “Dovevo far crescere la cultura, liberare i giornalisti…” Siddi:

Dura polemica tra Franco Siddi, giornalista sardo e consigliere di amministrazione della Rai e Francesco Merlo, giornalista siciliano, preso come consulente nella nouvelle vague portata in Rai da Antonio Campo Dall’Orto e dal suo clan di seguaci, guidato da un altro giornalista, Carlo Verdelli, milanese.

A 5 mesi dal suo ingresso in Rai come consulente sul piano formale (due anni di contratto a 240 mila euro lordi anno, cifra enorme per i demagoghi a 5 punte, una miseria per uno che deve raddrizzare le gambe a un cane che fattura, solo di pubblicità, oltre 660 milioni di euro) ma come vice di Verdelli, direttore editoriale e capo di tutta l’informazione Rai, Francesco Merlo ha annunciato che lascia, con una intervista proclama su Repubblica:

“Speravo di aiutare il giornalismo della Rai a liberarsi dalla soffocante dipendenza della politica. Vado via perché questa missione è impossibile”. Troppe polemiche e non solo, chiosa il giornale su cui ha continuato e continuerà a scrivere.

Dura replica di Siddi, che da quando fu annunciato l’ingresso in Rai di Merlo non gliene ha fatto passare una:

”Trovo ben curioso che un collaboratore, un consulente assunto dalla Rai pretenda di dare giudizi e pagelle su consiglieri chiamati ad esprimersi sulle scelte delle società a partire dalle assunzioni”.

Siddi e Merlo hanno in comune un periodo di lavoro per il Gruppo Espresso, Siddi alla Nuova Sardegna, Merlo a Repubblica dopo il Corriere della Sera. Siddi è stato a lungo capo del sindacato nazionale dei giornalisti, la Fnsi, Merlo è un fine scrittore, a volte intenso come un dolce siciliano, a volte efficace e anche feroce.

Chi guarda la tv dice che sotto Campo Dall’Orto la Rai è andata indietro. I più recenti dati Auditel che misurano gli ascolti delle tv in Italia lo confermano. Quelli del birignao strepitano che bisogna liberare la tv di Stato dalla oppressione dei risultati Auditel, anche se si tratta dell’unico metro riconosciuto dal mercato pubblicitario. Se non si sapesse che gli intellettuali di sinistra sono duri e puri, verrebbe da pensare che li ha pagati Berlusconi, le cui tv, Canale 5, Rete 4 e Italia 1, contano sul disastro in Rai per sopravvivere.

Per  Francesco Merlo, riferisce Repubblica,

“il clima si è fatto irrespirabile e il progetto di Verdelli, ricchissimo e innovativo nella progettazione del futuro, è stato sporcato e sabotato nei sottoscala dei poteri della Rai. Me ne vado perché con tenacia viene ingiuriato e calunniato il nostro lavoro, senza repliche, senza creare attorno a noi una minima solidarietà di squadra, con il silenzio dei vertici aziendali che dovrebbero invece rivendicare con orgoglio il nostro lavoro di questi mesi e quel progetto bandiera che è stato pensato al servizio della crescita culturale del paese”.

Mica pistacci, altro che fare cresce l’audience della Rai, migliorare la performance della azienda contro il colossso Mediaset e anche contro l’aggressiva bassotta La7. Il progetto guardava molto più in lè, come Campo Dall’Orto quando parla con qualcuno: ci dovevano rieducare. In base a quale catechismo Merlo non lo dice, anzi rivendica una missione precisa, quella di essere stato chiamato

“per liberare la Rai dalla politica, prendere decisioni al servizio della politica”.

Se dietro non c’è un partito di riferimento, non c’è la Chiesa, non c’è l’ Islam, l’idea che a decidere la nostra rieducazione culturale debbano essere Merlo, Verdelli e Campo Dall’Orto ci deve spaventare non poco.

Prosegue Merlo:

“Non posso stare in un posto nel quale non ci sono più le condizioni per portare a termine il lavoro che mi era stato offerto. Dico di più: ora temo che quelle condizioni non ci siano mai state e che il mio nome sia stato utilizzato per coprire una operazione gattopardesca, una foglia di fico sulla Rai delle clientele politiche contro la quale tanto avevo scritto”.

Di qui, ricorda Merlo nella lettera di dimissioni Francesco Merlo, gli attacchi subìti in questi mesi, senza che nessuno lo difendesse:

“Non solo quelli scontati dei politici che stanno in Commissione di vigilanza, forse risentiti per gli articoli che in passato ho loro dedicato, ma soprattutto quelli pregiudiziali e sistematici, incredibili in un’azienda normale, di alcuni membri del consiglio di amministrazione, sia di maggioranza come Siddi, sia di opposizione come Diaconale”.

Franco Siddi è scattato al contrattacco, chiedendo:

”E’ prepotenza politica l’osservazione fatta da me a suo tempo che un pensionato, in condizioni ben più vantaggiose di tanti italiani, non può essere per la legge (giusta o sbagliata che sia) dipendente di un’azienda pubblica? O per qualcuno come Merlo valgono regole diverse degli altri dipendenti pubblici?
“E’ prepotenza politica pretendere di avere una collaborazione dorata senza immaginare di essere valutato nel merito dagli amministratori dell’azienda?
“E’ prepotenza politica l’evidente constatazione dell’incompatibilità etica di un rapporto di consulenza al vertice mentre si continua a fare un’altra attività editoriale altrove?
“E’ prepotenza politica quindi pretendere di andare in pensione ed essere una sorta di comandante senza doveri verso chi amministra?”.

Siddi rivendica la propria correttezza e la propria coerenza:. Le sue sono state solo

“obiezioni di merito e solo di merito poste nel Cda e nelle sedi pubbliche, con trasparenza, quando la questione è entrata nel dibattito pubblico”.

 

Merlo non scivoli nel vittimismo:

“La decisione privata ora di Merlo non può essere quindi ammessa in alcun modo come la creazione di un nuovo caso da vittima predestinata della politica o di pretesi sabotatori che non ci sono. E’ tempo di stare alla realtà dei fatti come si conviene a tutti, e anche i giornalisti hanno sempre il dovere di stare alla verità sostanziale dei fatti. Che un giornalista anche importante decida di non rimanere in Rai non può essere un dramma per il Paese”.

Su questo quasi tutti concordano, fuori dallo stretto giro di addetti ai lavori nessuno se ne è accorto, Repubblica ha dato la notizia con un doveroso titoletto, ma senza farne un caso.

La conclusione di Siddi suona a monito per Campo Dall’Orto:

“Se si fosse riusciti a parlare nel merito prima non saremmo arrivati a questo”.

E ora, dopo il referendum…

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