È morto Fiorentino Pironti, giornalista di razza

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Ottobre 2013 15:06 | Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre 2013 15:06
È morto Fiorentino Pironti, giornalista di razza

È morto Fiorentino Pironti, giornalista di razza

ALGHERO – È morto a 67 anni il giornalista Fiorentino Pironti, vicedirettore della Nuova Sardegna, poi direttore della Gazzetta di Reggio Emilia e dell’Agenzia giornali locali del Gruppo L’Espresso.

In pensione dal 2009, quattro anni in cui è stato direttore del “Messaggero Sardo”, della free press cagliaritana “Sardegna Quotidiano”, e del periodico Nord.

Fra poco avrebbe compiuto 68 anni, ma la notizia della sua morte, per sue precise volontà espresse a familiari e amici, è stata data solo dopo i funerali, celebrati ad Alghero in forma privata.

Fiorentino Pironti aveva scritto anche tre articoli per Blitz quotidiano, tutti di sport:

Vecchi, bolliti e in crisi: “l’usurato sicuro” di Marcello Lippi

Inter campione. Gli ingredienti di Mourinho. E il prossimo anno? Juventus

La corrida di Mourinho fa bene a lui ma fa male all’Inter

Calcio italiano in crisi: e durerà chissà quanto

La “Nuova Sardegna” ha dedicato a Pironti un affettuoso ritratto:

“[…] Fiorentino Pironti ha cominciato la sua carriera giornalistica a Sassari, città che amava in maniera viscerale essendo nato alle Quattro Cantonate e avendo trascorso la giovinezza nei vicoli del centro storico. Era stato il padre Raf, corrispondente del Corriere dello sport, a contagiargli la passione per la carta stampata. Era arrivato alla “Nuova Sardegna” nei primi Anni Settanta, pieno di passione per lo sport. Si fece invece le ossa nel “settore province” per continuare poi nelle cronache sportive. Erano gli anni difficili della Sir di Rovelli, culminati con l’esodo di molti giornalisti della “Nuova” verso un’altra testata, Tuttoquotidiano. L’avvento del Gruppo Caracciolo nel 1981 è stato per Fiorentino Pironti un trampolino di lancio. Indimenticabili i suoi articoli sull’incendio di Curragghja, a Tempio, ma anche tanti altri servizi, come quello della nave affondata con un carico di veleni vicino alle coste della Gallura.

Poi il passaggio dalle “province” allo sport, sulle orme del padre. Inviato di punta della Nuova Sardegna al seguito della Torres che stava attraversando momenti di gloria calcistica rimasti nella storia della città. Grazie soprattutto agli articoli di Fiorentino Pironti, che ha scritto pagine indimenticabili di imprese epiche della squadra rossoblù. Poi, il salto di qualità: da caposervizio-inviato dello Sport ad incarichi di prestigio a Cremona e Livorno. Poi il rientro alla Nuova come caporedattore centrale. Un compito fondamentale in un giornale: il coordinamento dei servizi, delle redazioni, di tutti i giornalisti. Un rapporto quotidiano con i colleghi, per lavoro, ma anche soltanto per scambiare quattro chiacchiere. Fiorentino era sempre disponibile con tutti, si affezionava ai colleghi e si faceva voler bene.

Per tutti aveva sempre una battuta, un aneddoto, una barzelletta, rigorosamente in sassarese. Perché è vero che era un grande lavoratore, ma non si negava il divertimento, e allora via a interminabili partite a mariglia o a scopa con i colleghi della tipografia, in attesa della notizia dell’ultim’ora o della chiusura dell’edizione. E in occasione delle feste, sfoderava l’altra sua grande passione: la chitarra, un amore di gioventù (aveva suonato anche in diversi gruppi musicali) che si è portato appresso per tutta la vita.

Nel 2003 il coronamento di trent’anni di impegno: nominato direttore della “Gazzetta di Reggio” lascia Sassari non senza rimpianto. E poi sempre più su, sino a dirigere l’Agenzia giornali locali del Gruppo Espresso. Poi, i primi problemi di salute e la decisione, sofferta, di andare in pensione ma di non lasciare il giornalismo.Da due anni e mezzo sapeva di avere un male incurabile. Ma non si è arreso. Con fatalismo ha continuato a fumare sino alla fine. “Il mio coccodrillo – diceva con la sigaretta fra le labbra – francamente vorrei scrivermelo io”. Ma al giornale non l’ha mai mandato. Oppure, per scaramanzia, non l’ha mai scritto”.