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“Nessuna tassa su smartphone e tablet”: ministero Cultura smentisce notizia

"Nessuna tassa su smartphone e tablet": ministero Cultura smentisce notizia

La tabella degli aumenti se entrasse in vigore la “tassa sui telefonini”, pubblicata dal Corriere

ROMA, 4 FEB – Secondo il ministero della Cultura non ci sarà ”Nessuna tassa su smartphone e tablet”. Così il Mibact (ministero dei Beni Culturali e del Turismo) smentisce la notizia circolata nelle ultime ore.

La tassa sui “telefonini”, che in realtà sarebbe “una tassa hitech“, su smartphone, tablet, computer fissi e portatili, chiavette usb, hard-disk esterni, tv e decoder è una legge fortemente voluta dalla Siae presieduta da Gino Paoli ma che, secondo il ministero guidato da Massimo Bray (Pd), non fa parte dei contenuti del decreto sull’equo compenso che avrebbe dovuto essere rinnovato in questi giorni.

Il ministero invece sottolinea che ”le ipotetiche tariffe pubblicate in merito agli aumenti di costo sono infondate” e assicura: ”Il ministro Bray sta lavorando ad una soluzione condivisa”.

La norma a cui si fa riferimento, spiegano dal Mibact, “è quella relativa all’equo compenso per i produttori di contenuti, regolata attraverso decreto ministeriale, in attuazione di una norma vincolante europea che impone rinnovi triennali. Il precedente decreto del 2009 è già scaduto e il ministro Massimo Bray sta lavorando a una soluzione condivisa, nel rispetto e nella difesa del valore del diritto d’autore, ascoltando tutte le categorie interessate per raggiungere una decisione equilibrata nell’interesse degli autori, dei produttori di smartphone e tablet e, soprattutto, dei cittadini fruitori degli stessi”.

All’ipotesi di una tassa si erano levate proteste soprattutto dai colleghi di partito dello stesso ministro Bray.

Di Giorgi (Pd), tassa hitech è follia italiana “Una supertassa su smartphone, tablet e dispositivi con memoria interna è proprio quello di cui avevamo bisogno per deprimere ulteriormente il mercato, in un momento in cui si dovrebbe favorire l’innovazione e lo sviluppo tecnologico. Confido che il ministro Bray non dia il via libera al provvedimento”. Lo dice la senatrice Rosa Maria Di Giorgi, membro della Commissione Cultura di Palazzo Madama, che commenta gli adeguamenti previsti dal decreto sullo sviluppo delle tecnologie digitali. “Si parla di aumenti – spiega la senatrice Di Giorgi – di 5 euro e 20 centesimi per gli smartphone e i tablet, sino ad oggi erano 90 centesimi o nulla, come nel caso dei tablet, e superiori per hard disk esterni e decoder con memoria interna. A queste cifre ci sarà poi da aggiungere il 22 per cento di Iva a carico dell’utente finale. Una gabella prevista in un decreto del 2009, come compenso per la possibilità di effettuare copia personale di registrazioni tutelate da diritto d’autore, e che ora si vuole aggiornare. Chiederò un approfondimento in Commissione per capire le ragioni di questo aumento e come siano utilizzati gli introiti della tassa”.

Marcucci (Pd), Bray non firmi il decreto “L’Italia ha bisogno di più digitale a prezzi accessibili, di più ricerca orientata all’innovazione, non dell’aumento ingiustificato di balzelli a fondo perduto. Il ministro Bray resista, e non firmi il decreto”. Lo afferma il senatore Andrea Marcucci (Pd), presidente della commissione Cultura a Palazzo Madama commentando il decreto che prevede l’aggiornamento delle tariffe sullo sviluppo delle tecnologie digitali, il cosiddetto equo compenso, che porterebbe un adeguamento delle imposte dagli attuali 90 centesimi a circa 5,20 euro. Marcucci sottolinea che “Sul settore grava già l’Iva al 22%, l’aumento delle tasse che potrebbe comportare un costo maggiore di 5 euro sugli smartphone e sui tablet rischia di essere una mazzata insopportabile. Dobbiamo incentivare l’uso della tecnologia – conclude- in questo modo la scoraggiamo, facendo pagare ai consumatori la pirateria digitale”.

De Monte (Pd), governo rifletta “Che strano Paese l’Italia. Creiamo l’Agenzia per il Digitale, poi quintuplichiamo le tasse per l’acquisto di tablet e smartphone. Il Governo rifletta prima di adeguare le tariffe”. Lo chiede la senatrice Isabella De Monte componente della Direzione Pd commentando il decreto sul cosiddetto ‘equo compenso’. “Si tratta di un aumento spropositato-aggiunge la parlamentare- che non andrebbe in alcun modo a finanziare la ricerca”.

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