New York Times: direttrice licenziata. Discriminata (soldi) o redazione contro?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Maggio 2014 9:48 | Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2014 12:23
New York Times: direttrice licenziata. Discriminata (soldi) o redazione contro?

New York Times: direttrice licenziata. Discriminata (soldi) o redazione contro?

ROMA – New York Times: direttrice licenziata. Discriminata (soldi) o redazione contro? La notizia ha fatto il giro del mondo: Jill Abramson non è più il direttore del New York Times. Prima spiegazione avallata dai media americani e rilanciata nel resto del mondo: “Licenziata in tronco” perché aveva chiesto un trattamento economico pari a quello dei colleghi maschi. Un caso di discriminazione di genere sul trattamento economico, parrebbe. Sul New Yorker, la rivista più autorevole del progressismo Usa, il motivo dell’allontanamento (secondo pareri e fonti attendibili) sarebbe invece l’esito annunciato di un logoramento dei rapporti interni, nel senso che non aveva più la fiducia del suo editore Arthur Sulzberger Jr e della redazione. La versione del New York Times di oggi va in questa direzione:

Mr Sulsberg Jr era a conoscenza delle lamentele dei redattori, sul suo atteggiamento divisivo e scostante e degli scontri con il managing director Dean Baquet. Il quale si era risentito perché Abramson aveva fatto un’offerta alla senior editor del Guardian Janine Gibson per affiancarlo nella gestione senza avvertirlo. Cosa che ha ulteriormente esacerbato i rapporti e imponendo il conflitto all’attenzione di Sulzberger. (David Carr, Ravi Somaiya, New York Times)

Intanto, non è vero, come riportato in tutti i titoli sulla vicenda, che Abramson si sia dimessa. Di più: Abramson, che in un primo momento aveva rifiutato saluti e ringraziamenti di rito alla redazione più famosa del mondo, non ha mai detto di aver deliberatamente voluto lasciare il suo posto, né preteso che il divorzio fosse così annunciato. Il sostituto scelto dall’editore, Dean Baquet, managing editor, afroamericano (e nella città più multiculturale del mondo non è trascurabile), da anni al giornale, non andava più d’accordo con la Abramson (che lo scavalcò nella promozione a direttore). Scelte editoriali (il vice da affiancargli per l’edizione digitale), rapporti personali: Sulzberg Jr. ha tagliato corto liberandosi della manager promuovendo Baquet. Primo nero alla guida del NYT dopo Abramson, prima donna.

A proposito dei compensi: non è piaciuta la maniera con cui Abramson ha messo a confronto il suo stipendio con altri colleghi nella sua posizione all’interno e all’esterno (ha assunto anche un legale): anche perché il suo predecessore al NYT lavorava da una vita al giornale maturando al momento dell’uscita stipendio e pensione più alti. Sollevare la questione di genere, suggeriscono dal New Yorker, sarebbe stato solo l’ultimo anello che non ha retto di una catena ormai spezzata: Abramson aveva già litigato con il Ceo Thompson, al punto che dai vertici era dovuta arrivare una smentita di un conflitto “stato-chiesa” al giornale nel senso di un dissidio, inconcepibile per la reputazione del Times, tra business e gestione editoriale. Senza contare che la proprietà, per ragioni di bilancio, aveva deciso una politica di contenimento delle retribuzioni apicali. Cacciata, la Abramson, è stata cacciata: perché donna che voleva guadagnare come un uomo è tutt’altro che pacifico.