Crolla la pubblicità, il New York Times guadagna più dai lettori

Pubblicato il 27 luglio 2012 21:02 | Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2012 21:21

NEW YORK – Per la prima volta il New York Times ha guadagnato più dai lettori che dalla pubblicità. Lo storico sorpasso è avvenuto nel secondo trimestre di quest’anno, agevolato anche dal crollo degli introiti pubblicitari, come dimostra il buco da oltre 88 milioni di dollari. I ricavi generati dalle vendite hanno portato nelle casse di ‘News Media Group’, la società che comprende The New York Times, The International Herald Tribune e The Boston Globe, 233 milioni di dollari contro i 220 generati dalla pubblicità sia cartacea che digitale.

Un aumento degli introiti dovuto principalmente all’aumento del prezzo dell’abbonamento e di quello delle singole copie, ma anche alla crescita negli abbonamenti per la versione digitale. E’ un riequilibrio che segna certamente una svolta, indicando un’inversione di tendenza in un settore che finora ha fatto affidamento soprattutto sulla pubblicità per restare a galla. “Probabilmente si tratta dei primi quotidiani di rilievo – sottolinea l’analista Ken Doctor di ‘Newsonomics’ – a superare quel confine. E’ un momento interessante”.

“La riduzione della dipendenza dalla pubblicità – gli fa eco Rick Edmonds, un esperto in media – ha certamente degli aspetti positivi. Al Nyt, stanno ancora cercando di stabilizzare le risorse pubblicitarie e non ci sono riusciti del tutto. Ma gli abbonamenti digitali si sono rivelati molto più proficui di quanto si credesse”. A marzo, la società ha scelto un nuovo approccio per il suo programma di abbonamento digitale annuale, che ha dato i suoi frutti nel secondo trimestre con la crescita significativa degli introiti. Per i lettori è significato un’ulteriore riduzione del numero degli articoli gratuiti disponibili online, passati da venti a dieci al mese.

Il risultato è che gli abbonati digitali, che leggono quindi il quotidiano solo sul sito web, sono aumentati del 12%, passando dai 454mila a marzo agli attuali 509mila. Sono stati proprio gli abbonati digitali a contribuire al sorpasso degli introiti da vendita su quelli da pubblicità. Complessivamente, New York Times e International Herald Tribune hanno venduto per 194 milioni di dollari mentre la pubblicità ha generato 171 milioni soltanto. Un dato che ha fatto risalire la quotazione dei titoli del gruppo editoriale. Attualmente un’azione vale quasi otto dollari, contro il minimo storico di 5,50 dollari toccato nel settembre dello scorso anno. Ora spetterà al prossimo direttore generale del gruppo, che il presidente Arthur Sulzberger jr è pronto a designare a breve, raccogliere la sfida e fare delle vendite il mezzo futuro di sostentamento del quotidiano. Una sfida non facile.

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