“Il New York Times è di parte”: scontro tra garante dei lettori e il direttore

Pubblicato il 27 agosto 2012 15:29 | Ultimo aggiornamento: 27 agosto 2012 15:42
 New York Times

La sede del New York Times

NEW YORK – Il New York Times è di parte? Ne è convinto l’ex garante dei lettori, Arthur Brisbane. Con il suo ultimo articolo pubblicato sul quotidiano più noto d’America ha esposto la sua tesi sul progressismo eccessivo del quotidiano, suscitando un dibattito, e l’immediata risposta, in disaccordo, del direttore, Jill Abramson.

Secondo Brisbane nei due anni in cui è stato garante dei lettori l’intero gruppo del New York Times si è trasformato. E’ rimasto un notevole investimento nel giornalismo, nonostante i profitti e la conduzione economica non siano stati brillanti (Brisbane ricorda che l’ultimo quadrimestre ha registrato perdite per 88 milioni di dollari).

Solo che tra potenziamento del web, del multimediale, con video e social network, oltre che attraverso il formato mobile, alcuni giornalisti sono diventati fanatici di Twitter, mentre, secondo Brisbane, sono stati trascurati i valori del giornale.

Insomma, per Brisbane il New York Times avrebbe perso, almeno in parte, i valori da lui decantati nel suo primo articolo, scritto due anni fa: “trasparenza, affidabilità e umiltà”.

Se durante le campagne elettorali, come in questo periodo, i cronisti e i caporedattori del politico vengono spronati ad essere bilanciati ed imparziali, ma in molti altri settori del giornale c’è molto meno equilibrio.

Così, dice Brisbane, argomenti come il movimento di Occupy Wall Street o i matrimoni omosessuali vengono trattati fin troppo, più come cause da sostenere che notizie.

A questo editoriale di Brisbane ha risposto il direttore del New York Times, Jill Abramson. “Nella nostra redazione siamo sempre consapevoli che il modo in cui vediamo una questione a New York non è necessariamente lo stesso modo in cui la vedono nel resto del Paese o del mondo. Non sono d’accordo con le conclusioni di Brisbane”, ha detto Abramson in un’intervista a Politico.

Il direttore del New York Times si dice più d’accordo con il suo predecessore, Bill Keller, e chiarisce la sua tesi di fondo: il New York Times non è imparziale. Semplicemente “qualche volta riflette la sua base urbana e cosmopolita”.