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Notizia scomoda, direttore non cede all’editore: e la rotativa si guasta

Notizia scomoda, direttore non cede all'editore: e la rotativa si guasta

L’editoriale del direttore, Luciano Regolo

ROMA – Il figlio di un potente senatore del Nuovo Centrodestra è indagato, l’editore di un giornale chiede al direttore di non riferire la notizia, questi non cede e all’improvviso la rotativa si rompe e il quotidiano non può uscire. Così adesso la notizia non è solo più l’inchiesta sul figlio del senatore, ma le pressioni dell’editore perché la notizia non venisse pubblicata. A riferirla sono sia Repubblica sia il Fatto Quotidiano. L’episodio rivela la grande differenza tra la Calabria e il profondo Nord. Qui usano mezzi efficaci ma un po’ rozzi, al Nord sono più sottili e eleganti, ma le notizie non escono lo stesso.

Il giornale in questione è L’Ora della Calabria, già Calabria Ora e già diretto da Piero Sansonetti, edito dalla famiglia Citrigno, gruppo economico con interessi nella sanità e nell’editoria. A riferire quanto accaduto è stato per primo lo stesso direttore, Luciano Regolo, che in una  nota riportata da Giuseppe Baldessarro su Repubblica dice: 

“Ieri notte si è consumato un fatto gravissimo per la libertà di stampa, la violazione delle più elementari regole della democrazia e del vivere civile. Ultimata la lavorazione del giornale, a tarda ora, l’editore mi ha chiesto se non fosse possibile ritirare dalla pubblicazione l’articolo relativo all‘indagine in corso sul figlio del senatore Tonino Gentile, Andrea, al quale sono contestati i reati di abuso d’ufficio, falso ideologico e associazione a delinquere nell’ambito del caso Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Di fronte alla mia insistenza, nella difesa del diritto di cronaca, ho minacciato all’editore stesso le mie dimissioni qualora fossi stato costretto a modificare il giornale, vanificando il mio lavoro e quello dei miei colleghi”.

“Mentre discutevamo di questo, in mia presenza e in viva voce, l’editore ha ricevuto la telefonata del nostro stampatore Umberto De Rose, il quale, ponendosi come “mediatore” della famiglia Gentile, faceva ulteriori pressioni per convincerlo a non pubblicare la notizia, ricordandogli che “il cinghiale, quando viene ferito, ammazza tutti”. Avendo io ribadito all’editore che non intendevo in alcun modo censurare ciò che era stato scritto, ci siamo salutati. Così De Rose, dopo avere chiamato insistentemente la redazione, soltanto alle due di notte ha fatto sapere che il giornale non poteva andare in stampa per un guasto alle rotative”.

Le repliche alla notizia non si sono fatte attendere. Le riferisce Enrico Fierro sul Fatto Quotidiano.

Secondo lo stampatore, Umberto De Rose, 

“è da folli ipotizzare scenari del genere. Era l’editore a fare pressioni per non pubblicare l’articolo. Stampo quel giornale anche se non vedo un centesimo da dieci mesi. E poi la notizia del figlio di Gentile era già su tutti i siti e i giornali calabresi”.

Si difende anche l’editore, Alfredo Citrigno:

“Nessuna censura, ho solo chiesto di verificare bene la notizia, visto che nessun giornale, nessun sito, né le agenzie l’avevano pubblicata”.

Mentre Franco Siddi, segretario della Fnsi (Federazione nazionale della stampa italiana), denuncia:

 “L’episodio getta una luce sinistra sui processi dell’informazione in Calabria”.

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