Prepensionamenti dei giornalisti, Fnsi: “Non ci sono soldi. Basta furbi”

Pubblicato il 24 Aprile 2013 7:00 | Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2013 20:00
Prepensionamenti dei giornalisti, Fnsi: "Non ci sono soldi. Basta furbi"

Franco Siddi (Foto LaPresse)

ROMA – Prepensionamenti tra i giornalisti, l‘Fnsi (Federazione nazionale della stampa, cioè il sindacato dei giornalisti) lancia l’allarme. Il problema è che nei casi di prepensionamenti lo scivolo contributivo per consentire ai professionisti di raggiungere l’età pensionabile viene pagata in teoria dall’Inpgi (l’Istituto di previdenza dei giornalisti). Ma in tempi di crisi i soldi scarseggiano. Nel 2009, dopo la crisi dell’editoria, è stato attivato un  fondo di 20 milioni di euro pubblici. Solo che adesso quel fondo è esaurito. E l’Inpgi non può permettersi di pagare ulteriori prepensionamenti.

Dal 2009 a oggi, ricorda Claudio Plazzotta su Italia Oggi, ci sono stati già 789 prepensionamenti decretati, con una lista di prossimo arrivo al ministero del lavoro che ne prevede una ulteriore novantina: 16 alla Stampa, 12 ad Avvenire, cinque a Tuttosport, 14 al Corriere dello Sport, altri 43 in Mondadori. Poi ci sono i 45 prepensionamenti (con scivolo di cinque anni) previsti nel prossimo quadriennio al Corriere della Sera.

Solo che i comitati di redazione, sindacati interni dei giornalisti, continuano a siglare i prepensionamenti. I soldi per pagarli, però, non ci sono. Spiega Italia Oggi, riportando l’allarme del segretario dell’Fnsi, Franco Siddi:

“A inizio anno abbiamo mandato una circolare a tutti i cdr in cui invitavamo a non firmare accordi che prevedessero prepensionamenti, perché di soldi non ce n’è più. In alcuni casi c’è stata una vera e propria corsa a siglare accordi in fretta e furia, per accedere per primi ai contributi. Questo è avvenuto alla Stampa, per esempio, con una intesa firmata in tre giorni. Scandaloso quanto accaduto al gruppo Amodei, con una accelerazione incredibile sui prepensionamenti al Corriere dello sport e a Tuttosport. Io dico: se Amodei non può più reggere, faccia le sue ristrutturazioni, ma non con i soldi dell’Inpgi. Conti editore, tanto per dire, vive da anni con i soldi dell’Inpgi”. Mondadori, invece, nella gestione dei suoi 86 esuberi, di cui 43 prepensionati, ha seguito i percorsi corretti, “e proprio per questo credo che si troverà una soluzione per loro”. Un incontro tra i rappresentanti sindacali di Segrate e l’azienda è previsto a Roma il prossimo 30 aprile al ministero del lavoro.

“Quattro anni fa lo Stato ha riconosciuto i problemi dell’editoria, il bisogno di ringiovanire e riorganizzare. Ha riconosciuto anche che era impossibile che i 18 mila contribuenti Inpgi potessero, da soli, fare fronte a questa emergenza. E quindi c’è stato un intervento da 20 milioni di euro. La crisi è peggiorata e c’è una recessione economica. I 20 milioni, quindi, si sono esauriti in fretta, ma serve un nuovo intervento, direi almeno da 30 milioni di euro, per tutelare il bene dell’informazione. Quello degli ammortizzatori sociali deve diventare un problema pubblico, non si può pensare di scaricare i problemi di un settore sul settore stesso e basta, secondo la filosofia in base alla quale ciascun comparto si paga i suoi ammortizzatori sociali. Nell’editoria, oltre ai prepensionamenti, ci sono anche i mille giornalisti che nel 2012 sono stati in contratto di solidarietà o in cassa integrazione. Ovvio, ci vogliono piani, ristrutturazioni vere. All’Unità, per esempio, mi avevano chiesto un contributo del 50% alla solidarietà. E io mi sono opposto. Comunque, sia chiaro, il fondo prepensionamenti non ha un euro in cassa né per il 2013, né per il 2014”.