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Rai: 5,6 mln a guardar Angela e 5,6 mln gli ex evasori del canone

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Rai: 5,6 mln a guardar Angela e 5,6 mln gli ex evasori del canone

ROMA – Rai, c’è una singolare coincidenza. Pura e soltanto coincidenza di cifre. Non c’entrano nulla l’una con l’altra. Eppure la coincidenza, del tutto casuale, qualche pensierino sulla Rai e sulla tv lo fa venire.

La prima cifra è quella degli spettatori che hanno seguito il fresco programma di Alberto Angela dal Titolo Meraviglie. Meraviglie d’Italia, meraviglie culturali d’Italia. E 5,6 milioni di italiani a guardarlo. Cinque milioni e mezzo è ascolto da fiction che ingrana e macina audience, è ascolto da partita di calcio di cartello e classifica. Cinque milioni e mezzo, anzi cinque milioni e sei secondo i comandamenti del populismo aziendale che governa in Rai e nel paese non dovrebbero sposarsi mai con cultura. Il pensiero dominante dice che non è possibile.

E invece succede e mica una volta sola. Succede ogni volta che c’è professionalità, competenza, alto livello della prestazione lavorativa. Succede con Angela padre e con Angela figlio, succede con Arbore, succede ogni volta che autori colti studiano e creano, registi competenti operano, conduttori e artisti di alto livello vanno in scena.

Succede e la finta sorpresa perché ogni tanto la cultura in tv si vende e si mangia è in realtà uno schermo. La finta sorpresa fa schermo alla realtà. Non è la cultura che non si riesce a piazzare alle genti, è che in Rai e nel paese scarseggia la professionalità e la competenza per produrre e piazzare qualunque cosa che non sia un copiato. Si finge di fare cose semplici, banali, elementari e anche un po’ sciocche perché obbligati dai gusti del pubblico. In realtà non si è in grado di fare altro, si è sviluppata e insediata una autentica ed esclusiva professionalità del banale, elementare, semplice e anche sciocco.

Succede che siano 5,6 milioni a guardare Angela e non vuol dire che tutta Italia sia improvvisamente colta o abbia il gusto innato o il bisogno rattenuto della cultura. Succede perché la divulgazione non arriva solo ai colti, altrimenti non sarebbero 5,6 milioni. La divulgazione la gustano anche i non eruditi e neanche colti e forse neanche scolarizzati. Solo che per saperla fare la divulgazione bisogna essere colti. Aver studiato, letto, visto, pensato. Tutte attività che le varie professioni della comunicazione ormai considerano sospette se non nocive.

E poi la coincidenza, l’altra cifra. Sempre 5,6 milioni. Cifra rivenuta fuori a margine delle chiacchiere sul canone Rai da abolire o no. Dopo che il canone Rai, abbassato d’importo, è stato messi in bolletta come una sorta di ritenuta alla fonte si è contato che gli evasori del canone erano 5,6 milioni. Evasione di massa e di popolo. I 5,6 milioni che non pagavano il canone e prima della bolletta della luce che lo contiene mai l’avevano pagato non sono i 5,6 che hanno guardato Angela. Ma sono gli uni e gli altri così tanti che qualche volta gli uni e gli altri si saranno sovrapposti in una medesima persona.

Ed eccolo quindi il pensierino su Rai e tv indotto dalla coincidenza di cifre. Ci vuole professionalità, competenza e studio per realizzare tv insieme di contenuto e mercato. Professionalità e competenze che non solo scarseggiano ma sono osteggiate e quasi bandite per voler di popolo. Fossero richieste come necessarie professionalità e competenza, gran parte dei lavoratori di Rai e consimili annasperebbe nel vuoto. Quindi è richiesta sindacale che professionalità e competenze siano tenute basse e a cuccia. Analogamente ci vuole professionalità e competenza perfino nel promettere quale tassa togli o prometti di togliere. Perché (nessun politico contemporaneo lo sa o comunque se ne frega) esiste una pedagogia sociale che forma e sforma la vita pubblica e i cittadini. Se hai fatto finalmente pagare 5,6 milioni di evasori e l’anno dopo gli dici che in fondo avevano ragione, ecco non è che sia bello o brutto. E’ che di competenza e professionalità e studio e cultura su cosa sia e come si faccia la politica ne hai pochina.

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